Le nostre fobie. Il disturbo ossessivo compulsivo in pellicola

11 Luglio 2020 | Di Ignazio Senatore
Le nostre fobie. Il disturbo ossessivo compulsivo in pellicola
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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Suvvia,  chi di noi non è affetto da qualche piccolo tic o non è stato mai sentito, almeno una volta, un senso di disagio per un luogo stretto e angusto come l’ascensore o non ha provato un piccolo brivido quando si è trovato in un immenso spazio aperto?

Seppur con toni e atmosfere diverse, il cinema ha lasciato sfilare sullo schermo personaggi affetti da claustrofobia (Omicidio a luci rosse, Maledetto il giorno che t’ho incontrato) acrofobia (La donna che visse due volte, Alta tensione)  aracnofobia (Araconfobia), agorafobia (La gatta da pelare) e rupofobia (The aviator).

Con indulgenza ed un pizzico d’ironia, registi e sceneggiatori hanno mostrato le vicende di chi è ossessionato dall’idea di non aver chiuso bene il gas (I fobici) o di chi, è costretto, compulsivamente, a compiere dei rigidi rituali ossessivi.

 Ne Il genio della truffa, Roy, ossessionato dalla paura di stare all’aria aperta e di contrarre malattie, ha, infatti, organizzato meticolosamente la propria vita e costretto chi lo circonda ad attenersi a delle regole ferree; prima di entrare in casa sua bisogna togliersi le scarpe, non lasciare cadere le briciole sulla moquette e pulire la cornetta del telefono dopo averla toccata. Strappano un sorriso anche Blanca, affetta dall’ossessione dello sporco in Toc Toc, Bob (un’irresistibile Bill Murray), un nevrotico divorato da mille ossessioni in Tutte le manie di Bob di Frank Oz e l’insuperabile Jack Nicholson di Qualcosa è cambiato, dove interpreta Melvin Udati, affermato scrittore pieno di fobie.

Ne La parola amore esiste di Mimmo Calopresti, Angela (Valeria Bruni Tedeschi), trentenne, affetta da una grave forma di nevrosi fobica-ossessiva, si rivolge ad uno psicoterapeuta  al quale, confida che la propria patologia l’ha incarcerata in una miriade di obblighi e di divieti da rispettare: “Ci sono i numeri, ci sono i colori ed io li devo ascoltare. Nero, non va, perciò quando cammino bisogna passarli a destra. Bianco, invece, ci si può permettere di passare a sinistra. Il problema è il rosa. Una volta bisogna passare a destra, una volta a sinistra. Perché è un misto di rosso e di bianco.”

Non mancano, al cinema, per fortuna, quei personaggi che riescono a lasciarsi alle spalle le proprie fobie e ossessioni e, nel classico lieto fine, riprendono a guardare al futuro con minori affanni ed incertezze.

Articolo pubblicato sulla Rivista Optima Salute Luglio 2020

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