L’eredità Ferramonti di Mauro Bolognini – Italia – 1976

27 Marzo 2026 | Di Ignazio Senatore
L’eredità Ferramonti di Mauro Bolognini – Italia – 1976
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Roma.1880. Il despota e burbero Gregorio (Anthony Quinn), ricco fornaio, dopo anni di lavoro, decide di chiudere l’attività e di non lasciare nulla ai figli.

Liquida, con due spiccioli, Pippo (Gigi Proietti), il figlio che ha lavorato per anni al suo fianco, e non lascia nulla in eredità a Mario (Fabio Testi), un donnaiolo dalla vita sregolata, amante del gioco d’azzardo e della ricca Flaviana Barbati (Rossella Rusconi), e a Teta (Adriana Asti), sposata con Paolo Furlin (Paolo Bonacelli), un grigio e mediocre impiegato statale cispadano.

 Con la somma ottenuta dal padre, Pippo apre un negozio di ferramenta. A dargli una mano, l’umile e riservata Irene (Dominique Sanda), che, intuito che non è tagliato per gli affari, gli suggerisce come implementare la sua attività.

I due si sposano e lei, scaltra e astuta, si propone di riportare la pace tra i Ferramonti. 

Suggerisce, infatti, a Teta, tramite i buoni uffici del marito, di aiutare Pippo ad ottenere le forniture per l’appalto del drenaggio dell’argine del Tevere e le promette, in cambio, una percentuale sugli utili.

 Abile arrivista, programma la sua scalata sociale, divenendo, dapprima, amica di Flaviana e, poi, fa riappacificare Pippo, Teta e Mario, diventando amante di quest’ultimo.

Non paga, inizia a frequentare l’appartamento di Gregorio e a ronzargli intorno. Per avere maggiore libertà d’azione, mentendo, fa intendere a Pippo, Neda e Mario che il padre vuole risposarsi e che, nell’interesse di tutti, sta cercando di convincerlo ad abbandonare l’idea.

L’anziano fornaio non è insensibile al suo fascino angelico e se ne innamora. Paolo, divenuto, intanto onorevole, e Neta scoprono che tra Mario e Irene ci sia del tenero. Pippo, invece, sempre più solo, inizia a sbronzarsi e a non seguire più gli affari.

Gregorio svela a Irene che ha fatto testamento e che l’ha nominata unica erede. Il Carnevale è alle porte e, in un duro faccia a faccia, Teta, che ha smascherato la diabolica cognata, comunica a Irene che spiffererà al padre che è l’amante di Mario.  

Gregorio mostra a Irene la lettera anonima che afferma che lei è l’amante di Mario. Lei nega, si difende dalle accuse, e fa l’amore con lui. Il vecchio Ferramonti muore nel suo letto, dopo aver amoreggiato con lei e Irene diventa erede universale dei suoi beni.

 Preso atto della perfidia di Irene, di cui era perdutamente innamorato, Mario si suicida, Pippo, muore, dopo essere finito in manicomio. In tribunale Paolo e Teta ottengono l’annullamento del testamento ed ereditano le ricchezze del patriarca.

Il romanzo, pubblicato nel 1883, dallo scrittore toscano Carlo Chelli, mette al centro della narrazione Irene, una delle dark lady più sinistre della cinematografia italiana.

Cinica, ambigua e senza scrupoli, sa manipolare alla perfezione le sue vittime, che cadono, ad una ad una, nella sua diabolica rete seduttiva.

Nel corso della vicenda, gioca con i Ferramonti come il gatto con il topo. In questo dolente spaccato della piccola borghesia romana dell’età umbertina, la vera protagonista della vicenda è la corsa al denaro che vede impegnati Irene e Teta, accecati da un unico desiderio; mettere le mani sull’eredità del vecchio Gregorio.

Sul finale amaro, la voce off di Irene commenta: “Il tribunale dichiarò eredi universali l’onorevole Furlin e sua moglie Teta, rispettabili mediocrità. Aveva avuto ragione Furlin. Vince chi ha dalla sua il mondo.”

L’ambientazione ricercata e i costumi eleganti, la raffinatezza delle inquadrature, contribuiscono a rendere questo film una delle opere più riuscite e ispirate del regista pistoiese.

Dominique Sanda, magnetica e incantevole, fu premiata come migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes. Nastro d’argento ad Adriana Asti come miglior attrice non protagonista.

 

 

Per un approfondimento sulla vita e la filmografia completa di Mauro Bolognini si rimanda al volume di Ignazio Senatore: “Mauro Bolognini e il suo cinema elegante”, edito da Profondo Rosso (2026)

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