L’inferno di Claude Chabrol – Francia – 1993

5 Gennaio 2019 | Di Ignazio Senatore
L’inferno di Claude Chabrol – Francia – 1993
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Paul (François Cluzet) il proprietario di un piccolo alberghetto di provincia, in riva a un lago dei Pirenei, sposa la bellissima e sensuale Nelly (Emanuelle Béart) donna che ama discorrere con i clienti e scherzare con loro. Con il passar del tempo, nella mente di Paul, si fa sempre più insistentemente strada la convinzione che la moglie lo tradisce; inizia a pedinarla, a seguirla, a sottoporla ad estenuanti interrogatori, fino ad individuare in un giovane meccanico (un certo Martineau) il suo presunto rivale. Nelly cerca, invano, di discolparsi, e in un crescendo sempre più folle, Paul uccide (?) la sua giovane ed affascinante moglie. Il film termina con la scritta (ambigua/chiarificatrice): “Senza fine”.

Film sulla furia incontrollabile che s’impossessa della mente umana, sul dramma incandescente (infernale) della gelosia. Chabrol filma questo piccolo capolavoro, disseminando la narrazione di (falsi) indizi (Nelly e Martinot stavano davvero vedendo le diapositive nel salone? I due si sono appartati sulle rive del lago?…) fino a confezionare la scena (“esplosiva”, struggente, poetica) della proiezione di un filmato amatoriale girato da Duhamel. uno degli ospiti della locanda. Ma le scene “rubate” dal cineoperatore sono la “prova” che attestano il tradimento di Nelly od il frutto della malata immaginazione di Paul? Film sulla grammatica degli affetti, su quelle immagini (della mente) che non si possono vedere ma solo immaginare Struggenti i dialoghi che Paul tiene tra sé e sé, diviso dal desiderio/bisogno di credere nell’innocenza della moglie e la sua disperata ricerca delle prove con cui inchiodarla. Il Maestro francese ha tratto lo spunto da un film incompiuto di Henri-Geoirges Clouzot (morto poi per infarto) del 1964, con Romy Schneider e Serge Reggiani. Splendido e fortemente visionario il (non) finale del film.

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