Lo scopone scientifico di di Luigi Comencini – Italia –1972- Durata 116

18 Settembre 2025 | Di Ignazio Senatore
Lo scopone scientifico di di Luigi Comencini – Italia –1972-  Durata 116
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Ogni anno, una vecchia miliardaria americana (Bette Davis), torna a Roma con il segretario e ex-amante George (Joseph Cotten), e alloggia nella lussuosa villa che domina un misero agglomerato di baracche.

Legata a una frenetica passione per lo scopone scientifico, la vecchia si diverte a sfidare Peppino (Alberto Sordi), uno straccivendolo, e la moglie Antonia (Silvana Mangano), due borgatari.

Per permettere ai due di giocare, a inizio partita, presta loro un milione, ma puntualmente, al termine delle partite, li riprende.

Il sogno dei due sfidanti, che si rinnova ogni anno, è quello di sconfiggerla, così da poter dare una svolta alla loro misera vita e garantire, un futuro ai cinque figli.

A sostenerli nella sfida, l’intera comunità dei borgatari che, grazie a un tam-tam, sono informati, dettagliatamente, sull’andamento delle partite.

Nella speranza di poterne anche loro trarne un eventuale profitto economico, tutti quelli della borgata partecipano, con ansia e palpitazioni alle sorti dei loro amici.

Peppino non è un gran giocatore e, di tanto in tanto, compie degli errori madornali, che scatenano l’ira di Antonia.

Nel corso delle partite, le vincite di Peppino e Antonia si alternano alle sconfitte, Quando i due ritornano nella loro baracca, sono accolti dagli altri borgatari che, per permettere loro di ripianare le perdite di gioco, si auto-tassano.

I due borgatari, accumulano una vincita da capogiro e la miliardaria, per il colpo, sembra essere sul punto di tirare le cuoia. Miracolosamente, si rianima, i due borgatari riprendono a giocare ma, a causa delle distrazioni di Peppino perdono tutto.

Antonia, esasperata, si rivolge allora a Righetto (Domenico Modugno), giocatore di scopone di professione, suo spasimante, e gli chiede di giocare in coppia con lei.

Per l’umiliazione subita, Peppino medita il suicidio, e proprio quando è sul punto di farla finita, scopre che Righetto ha perso anche la casa e tutti i suoi risparmi. La vecchia sta facendo ritorno in America e Peppino e Antonia si recano in aeroporto con i figli per salutarla.

Prima della loro partenza, Cleopatra (Antonella Di Maggio), una delle figlie, regala alla miliardaria dei fiori e una dolce condito con un veleno per topi.

Comencini impagina una favola nera esilarante, e mette in campo due star americane (Davis e Cotten) che rimandano, inevitabilmente, ai protagonisti di Viale del tramonto di Billy Wilder.

Comencini mescola, con abilità, comicità e dramma, e mostra più volte l’avida miliardaria, paragonabile a una strega cattiva, che mentre è sul punto di passar a miglior vita, miracolosamente, si riprende e batte, inesorabilmente, gli sfidanti.

Da un punto di vista scenografico, il film è diviso, in due: da un lato la lussuosa villa della miliardaria, con ampi saloni, un arredamento ricercato e la cassaforte piena di soldi e dall’altro la baraccopoli dove abitano Peppino, Antonia e i loro amici.

In questa metafora della lotta di classe, in questo epico scontro tra ricchi e sottoproletari, questi ultimi non hanno alcuna possibilità di riscatto e finiranno sempre per perdere.

Comencini descrive, con maestria, anche le altre figure di contorno. Tra queste Armando Castellini (Mario Carotenuto), un professore- ideologo che non solo incita gli altri borgatari a sostenere l’impresa di Antonia e Peppino, ma, in un libro mastro, segna le cifre che i borgatari prestano loro per poter giocare,

Strappa un sorriso anche Jolanda (Luciana Lehar), la sorella di Peppino, prostituta, che spera nella sua vincita, così da potersi affrancare dal suo protettore. N

el finale, svetta, infine, Cleopatra, che, avvelenando la vecchia miliardaria, pone fine alle perdite e allo strazio dei genitori e di tutti i borgatari. 

Sordi e Mangano, premiati come miglior attore e miglior attrice, con il David di Donatello.

Curiosità: per il ruolo della vecchia, Sonego suggerì a De Laurentis di prendere Bette Davis, ma il produttore era certo che non avrebbe accettato. Sonego lo convinse a mandarle il copione. La Davis accettò il ruolo per un prezzo irrisorio, pari alle spese di soggiorno e poco più.

 

Per un approfondimento della filmografia prodotta da Dino De Laurentiis si rimanda al volume di Ignazio Senatore “Dino De Laurentiis Da Torre Annunziata ad Hollywood. I suoi film”, edito da La Valle del Tempo.

 

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