Lo straniero di Luchino Visconti – Italia, Francia, Algeria – 1967 – Durata 105’

14 Settembre 2025 | Di Ignazio Senatore
Lo straniero di Luchino Visconti  – Italia, Francia, Algeria – 1967 – Durata 105’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Algeri. Meursault (Marcello Mastroianni), modesto impiegato, è informato che la madre è deceduta. Si reca, allora, nella casa per anziani dove era ospitata, ma si rifiuta di vedere la salma.

Dopo il funerale, incontra Marie (Anna Karina), una dattilografa, ex collega di lavoro. Vanno assieme a cena, poi, al cinema a vedere un film con Fernandel e iniziano una relazione con lei. Raymond (Georges Geret), vicino di casa di Meursault, violento e rissoso, è solito picchiare la compagna araba.

Gli abitanti dello stabile chiamano la polizia e, grazie alla deposizione di Meursault, Raymond è scagionato.

I fratelli dell’araba vogliono vendicarsi e iniziano a seguire Raymond. Una domenica, Meursault, Marie e Raymond si recano al mare dall’ amico Masson (Mimmo Palmara) e dalla moglie (Angela Luce).

Gli arabi li raggiungono in spiaggia, ma Raymond e Masson, li picchiano e li costringono alla fuga. Qualche ora dopo. senza alcun motivo plausibile, Meursault uccide, con diversi colpi di pistola, uno degli arabi, che era da solo in spiaggia.

Arrestato, dopo aver trascorso alcuni mesi in galera, è processato. Invano, l’avvocato d’ufficio (Bermard Blier) prova a difenderlo, ma Meursault è condannato a morte.

Visconti (Ossessione, La terra trema, Senso, Rocco e i suoi fratelli, Il gattopardo, Vaghe stelle dell’Orsa; La caduta degli dei, Morte a Venezia, Ludwig, Gruppo di famiglia in un interno…) traspone l’omonimo romanzo di Albert Camus e s’affida alla voce off di Mastroianni, perfettamente calato nei panni dell’imploso e distaccato protagonista.

Sin dalle prime battute, il regista delinea perfettamente il carattere del protagonista, un uomo che trascina, in maniera rassegnata, una vita anonima e priva di slanci.

“Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: ’Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti’. Non significa niente. Forse è stato ieri”.

A Maria che gli chiede se la sposerebbe, risponde con un laconico “Per me è lo stesso”. E quando lei lo gli chiede se le vuole bene, taglia corto: “Non lo so. Se ci penso, direi di no, ma se vuoi ci sposiamo.”

Successivamente, al principale che gli propone di trasferirsi a Parigi per seguire le attività dell’azienda e cambiare così vita, svogliatamente, risponde: “La verità è che non si cambia mai vita. Le vite si equivalgono tutte e la mia qui non mi dispiace affatto. Non ho nessun motivo per cambiarla.” 

Nel corso della vicenda, Meursault, non si difende dalle accuse di insensibilità che gli sono rivolte, né offre una motivazione sul perché non ha voluto vedere la salma della madre e sia, poi, andato al mare e al cinema.

Piuttosto, che giocare d’astuzia, provare a giustificarsi o a compiacere il giudice istruttore (George Wilson) o il pubblico ministero che lo attaccano impunemente, resta fedele alle proprie convinzioni, certo che la vita stessa è assurda e priva di senso.

A chi lo accusa di aver abbandonato la madre in un ospizio, laconicamente, risponde; “Non avevamo più niente da dirci”. La sua sincerità, piuttosto che essere premiata, è letta come una conferma della sua insensibilità, del suo essere “straniero”, rispetto al resto dell’umanità.

Nelle ultime battute del film, Meursault, che non crede in Dio, rifiuta le visite del cappellano e, di fronte alla sua irritante insistenza e supponente atteggiamento, commenta: “mi restava poco tempo. Non mi andava di perderlo con Dio”.

Ad arricchire il film la fotografia di Giuseppe Rotunno e le musiche di Piero Piccioni. Per il ruolo di Marie, Visconti aveva pensato prima a Francois Hardy, ma poi, virò sulla Karina.

 

Per un approfondimento della filmografia prodotta da Dino De Laurentiis si rimanda al volume di Ignazio Senatore “Dino De Laurentiis Da Torre Annunziata ad Hollywood. I suoi film”, edito da La Valle del Tempo.

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