Lo psichiatra Luca Berti (Horst Frank) scompare nel nulla e Julie (Rosemary Dexter), paziente e amante, va alla sua ricerca. Dei pallidi indizi la spingono a Maracudi, un piccolo paesino diroccato.
Lì incontra Frank Tonietti (Adolfo Celi), un uomo senza scrupoli, espulso dall’America dove aveva vissuto venticinque anni, e successivamente, Gerda (Alida Valli), una donna ricca e misteriosa, che ha accolto nella sua villa sul mare un paio di sbandati che passano le giornate a prendere il sole.
Tra questi, Eugenie (Franco Ressel), un fonico, ricoverato tre anni in manicomio, per aver violentato la figlia Lucy; Toni (Sybill Danning), Louis (Michael Maien), giovane amante di Gerda, Thomas (Gigi Rizzi), marito di Corinne (Peter Kranz), una donna dal corpo maschile. Julie cerca di incollare i pezzi, ma tutti le confermano di non aver mai conosciuto Luca. Julie non si arrende e scopre che Luca, frequentava la villa e non era uno stinco di santo.
Creatura diabolica, amava soggiogare mentalmente gli altri ospiti ed era, inoltre, socio in affari di Greta, che trafficava in droga. Julie scopre un quadro che raffigura un delitto compiuto in quel luogo. L’autore é Saro, un giovane pittore con dei problemi psichiatrici. Mentre è con lui, l’auto sbanda e Saro muore.
Dopo alcuni colpi di scena, grazie all’aiuto di Frank, Julie scopre di aver ucciso e, poi, decapitato Luca nella villa di Gerda ed era ripartita senza che nessuno la vedesse.
Ritornata a Milano, aveva rimosso il delitto dalla propria mente, ma poi il ricordo era riaffiorato ed era ritornata nella villa per capire se Luca fosse ancora vivo. Sul finale, Frank costringe Julie a diventare la sua amante, ma lei, con la mente sempre più in disordine, lo uccide.
Il regista Mario Caiano, autore anche del soggetto e della sceneggiatura con Antonio Saguera, impagina un thriller psicologico, girato sull’isola d’Elba, che si apre con l’incubo di Julie che sogna Luca, pugnalato a morte, per mano di un misterioso assassino.
La tenera e smarrita Julie, in veste di detective, segue ogni minima traccia e sembra che, da un momento all’altro, possa rimanere vittima di in una delle trappole poste da misteriosi persecutori.
Il regista romano affolla la vicenda di diversi personaggi ma, sin dalle prime battute, appare evidente che lo svelamento dell’enigma ruota intorno ai personaggi interpretati da Adolfo Celi e Alida Valli, che, sul finale, appaiono, invece, estranei al delitto.
Il regista glissa sulle sedute terapeutiche e, sul finale, Julie svela a Frank l’ambivalente rapporto che aveva con il suo psichiatra: “Avevo una terribile nevrosi, un’ossessione che mi stava portando al manicomio. Era diventato mio padre, il mio dio, colui che mi aveva ridato la vita, l’unico uomo che poteva farmi sentire viva. Mi ha detto di andarmene, non voleva più sapere niente di me Non mi voleva più, non gli interessavo più. Ero un giocattolo che aveva smontato e rimontato per vedere come aveva funzionato ed ora lo gettava via per cercarsene un altro. Dovevo ucciderlo. Dicevano che ero malata, che c’era qualcosa di sbagliato in me; per questo Luca mi curava.”
Una scritta nei titoli di testa di J.L Borges, recita: “Un labirinto è costruito per confondere la mente degli uomini. La sua architettura ricca di simmetrie è subordinata a tal fine.”
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