L’uomo del treno di Patrice Leconte – Francia – 2002

2 Maggio 2026 | Di Ignazio Senatore
L’uomo del treno di Patrice Leconte – Francia  – 2002
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
0

Milan (Johnny Halliday), un tipo silenzioso e enigmatico, appena sceso dal treno, ha un gran mal di testa. Nella farmacia di un deserto e sonnecchiante cittadina di provincia dell’Ardèche, incontra, per caso, Manesquier (Jean Rochefort), anziano professore di francese, in pensione.

Per errore, il farmacista fornisce a Milan un’aspirina effervescente da assumere, necessariamente con l’acqua e Manesqueir, cortese e gentile, lo invita a casa sua, che è poco distante. I due, poi si salutano ma, poiché, l’unico albergo della città è chiuso, Milan ritorna dallo strambo, goffo e distratto professore, che non ha più nemmeno le chiavi del cancello e quelle di casa.

Ben presto, i due solidarizzano. Manesquier gli racconta i tanti sogni accantonati negli anni. Gli confida che avrebbe voluto una vita meno ordinaria e più ricca di avventure e di emozioni e, invece, giorno dopo giorno, nel timore di affrontare la vita, si è seppellito nella sua casa, ricolma di libri, mummificata ancor più, da quando è morta la madre.

Si descrive come un uomo che non si è mai mosso dalla piccola cittadina francese dove è nato e, come ogni persona previdente, nel timore di rimanerne sprovvisto, ha preso l’abitudine di comprare in numero triplo gli spazzolini e ogni altro oggetto. che gli possono essere utili.

Celibe, ha una relazione da anni con Viviane (Isabelle Petit- Jacques) e, di tanto in tanto, va a trovare la sorella (Edith Scob), una donna infelice, che ha sposato “uno stronzo”. 

Dà ripetizioni a uno studente svogliato e un po’ ottuso, al quale prova, invano, a strappargli qualche commento relativo alle poesie che deve commentare in classe. Dal canto suo, Milan è un tipo silenzioso, ama ascoltare, fa poche domande e gli racconta che, per quattordici anni, è stato cascatore in un circo e che è di passaggio in città per un impegno importante il sabato successivo.

Anche Manesquier deve sottoporsi nello stesso giorno a un delicato intervento al cuore e, ben presto intuisce che Milan è in città, per rapinare, con dei complici, la banca locale. Il sabato è alle porte. Il finale non può essere che tragico e doloroso.

Patrice Leconte dirige una sorta di western metropolitano che, sin dalle prime battute, rapisce e ipnotizza lo spettatore. Chi è mai questo sconosciuto che, con l’andatura di un cow-boy scende dal treno? Bastano poche battute e si comprende, immediatamente, che il regista francese, che si affida. in sede di sceneggiatura, a Claude Klotz, ha messo di fronte due personaggi agli antipodi.

Da un lato, Manesquier, un tranquillo, distratto e routinario professore che, invece della sua vita monotona, ha sempre fantasticato di viaggiare e di rapinare, perfino, una banca.

Al misterioso sconosciuto confida: “A me sarebbe piaciuto navigare da una sconosciuta all’altra, ogni volta un’America, un continente, mai gettare l’ancora, nuove isole. Non sono più come una volta. Oh, essere lo scopritore di nuovi abbracci!”

Successivamente, con un pizzico di nostalgia, racconta: “A dire il vero mi è capitato di avere dei soldi, e neanche pochi, quando è morta mia madre. Sono andato a Parigi a fare un po’ di baldoria. Ha piovuto per due giorni di seguito. Allora sono andato al cinema; ho visto undici film. Non mi sono certo rovinato. La verità è che i soldi devi saperli spendere.”

Tenero e indifeso, gran narratore di storie, rapisce immediatamente Milan che, a sua volta, gli apre il cuore e gli lascia intendere che, in luogo della sua esistenza randagia, nomade e dissipata, in cuor suo, avrebbe sognato una vita tranquilla, stanziale e senza scosse.

In questo lento processo di identificazione, dove l’uno sogna di aver vissuto la vita dell’altro, Manesquier, dopo essere andato dal barbiere e chiesto un taglio più giovanile, chiede a Milan di insegnargli a sparare a delle lattine vuote, ben allineate su un muretto.

Milan, dal canto suo, dopo aver raccontato a Manesquier di non aver mai posseduto un paio di pantofole, in sua assenza, veste i panni del professore e accoglie lo studente un po’ svogliato e commenta con lui Eugene Grandet, capolavoro di Honoré de Balzac.

Girato prevalentemente nella dimora di Manesquier, il film si avvale di dialoghi da incorniciare, ricchi di humour e di profonda saggezza. Non mancano le scene divertenti. Manesquier non si reca più dalla fornaia petulante che, dopo averlo servito infastidendolo, gli chiedeva, immancabilmente, se voleva dell’altro.

Manesquier chiede allora a Milan di andare a comprare del pane. Non appena la fornaia incappa nel tenebroso Milan, messa in soggezione dal suo aspetto un po’ torvo, non proferisce una sillaba.

Successivamente, Manesquier, che non ha mai fatto a botte con nessuno, ringalluzzito dalla presenza di Milan, si avvicina, con fare vagamente minaccioso, a un ragazzo che in un bar sta alzando un po’ troppo la voce. Ma il bulletto è un suo ex studente, lo riconosce e lo saluta affettuosamente.

Il film si chiude con un finale onirico, nel quale Milan e Manesquier si scambiano degli sguardi e l’uno diventa l’altro. In questo incontro di due solitudini, Leconte tocca le corde più intime dello spettatore e lascia intendere, tra le righe che le poesie, evocate nel corso del film, sono forse l’unica salvezza per l’anima.

Rochefort, diretto per la sesta e ultima volta da Leconte, è da Oscar. Hallyday, con la sua faccia da duro, gli tiene testa magnificamente. Magica la colonna sonora di Pascal Estève.

Curiosità: Leconte eleva, già allora, un grido contro le chiusure dei cinema e Manesquier indica a Milan un supermercato che ha preso il posto del Cinema Roxy.

Comments are closed.

Questo sito utilizza strumenti di raccolta dei dati, come i Cookie. Questo sito utilizza Cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi