Madamigella di Maupin di Mauro Bolognini – Italia, Spagna, Francia, Jugoslavia – 1966 – Durata 90’

15 Febbraio 2026 | Di Ignazio Senatore
Madamigella di Maupin di Mauro Bolognini – Italia, Spagna, Francia, Jugoslavia – 1966 – Durata 90’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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XVIII secolo. La Francia è invasa dai nemici. Corre voce che a Parigi il popolo si è ribellato, che vogliono decapitare i nobili e che i mercenari violentano donne giovani e piacenti. Per mettersi in salvo, l’aristocratico monsieur Maupin e le figlie Maddalena (Catherine Spaak) e Graciosa (Elvira Kralj) abbandonano, su due piedi, la loro residenza principesca.  Decisa a non accettare il matrimonio combinato con Oscar, Maddalena si veste da ecclesiastico e fugge assieme a Graciosa. Piuttosto che seguire quest’ultima in convento, va alla scoperta del mondo e sceglie di chiamarsi Teodoro.

S’imbatte nel capitano Alcibiade (Robert Hossein), che sta reclutando i soldati per il re e, nominata alfiere sul campo, è deputata a proteggere il vessillo della compagnia.

Teodoro e Alcibiade si recano nel castello di Rosetta (Mikaela), per consegnarle le ceneri del marito, il glorioso generale Duras, caduto in battaglia.  La donna non sembra molto addolorata per la morte del consorte, anche perché è innamorata del cavaliere D’Albert (Tomas Milian), aspirante poeta, squattrinato, che sta allestendo, una recita per lei. 

D’Albert intuisce che dietro il travestimento di Teodoro si nasconde una donna e, folgorato dalla sua bellezza, senza smascherarla, prova a corteggiarla.

Maddalena/Teodoro fugge con Alcibiade e i due si uniscono ai soldati del re. Alcibiade s’imbatte, poi, nel battaglione di un esercito nemico, ma i soldati al suo fianco, lo abbandonano e, pur battendosi come un eroe, muore sul campo.

Maddalena/Teodoro, allora, abbandona il campo, dove sono alloggiati i soldati del Re e s’incrocia con D’Albert che, deluso e depresso, è diretto in convento per farsi frate.

 Alla vista di Maddalena/Teodoro, cambia idea e si ferma con lei in una locanda.  Prova a sedurla e la invita a vestirsi da donna e abbandonare quella finzione, ma lei resiste alle sue avances. Al mattino, Maddalena/Teodoro scopre che Alcibiade è vivo e, per la gioia, lo bacia sulla bocca. Colto di sorpresa, Alcibiade è confuso e non sa spiegarsi cosa abbia spinto Teodoro a baciarlo.

I tre si recano in un bordello e D’Albert, per provocare Maddalena/Teodoro, la spinge ad appartarsi con una prostituta. La scelta cade sulla principessa Ninon (Ottavia Piccolo), alla quale chiede di darle i suoi vestiti. Durante il ballo, Maddalena si mostra, finalmente, ad Alcibiade in abiti femminili e gli proclama il suo amore.

 Seconda incursione di Bolognini nel genere avventura, dopo I cavalieri della regina, e s’affida al trattamento di Luigi Magni, che fa, in qualche modo, il verso ad Angelica e Angelica alla corte del re, film diretti, nel 1964 e nel 1965, da Bernard Borderie.

 Anche se non mancano le corse a cavallo e qualche timido duello, più che impaginare un classico film di cappa e spada, Bolognini punta sugli equivoci generati dal travestimento della protagonista femminile.

 Durante la visione del film allo spettatore è richiesta, come evocava Coleridge, la “sospensione di incredulità”, e chi è in sala è invitato a credere che, nonostante il viso angelico di Catherine Spaak, allora ventenne, né Alcibiade, né nessun altro soldato, s’accorga che, dietro i panni di Teodoro, si nasconda una donna.

Il film, tratta anche con brio, il tema dell’identità sessuale e sono gustosi i tormenti di Alcibiade, che non sa darsi pace dall’essere attratto da un uomo come Teodoro, al punto che inizia a dubitare della propria virilità.

Catherine Spaak é doppiata da Adriana Asti e Tomas Milian, preferito a Horst Bucholz, da Giancarlo Giannini. Da incorniciare i costumi di Piero Tosi, Accattivanti le musiche di Franco Mannimo. Premiato al Festival Internazionale del cinema di San Sebastiano.

 

 

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