Mario Martone: “Grazie a Gomorra é nata una reazione teatrale”

27 Settembre 2019 | Di Ignazio Senatore
Mario Martone: “Grazie a Gomorra é nata una reazione teatrale”
Ignazio Senatore Intervista...
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Ha già ottenuto diversi riconoscimenti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. “Il sindaco del Rione Sanità”, capolavoro di Mario Martone sarà finalmente nelle sale dal 30 settembre al 2 ottobre.

Ieri sera siete stati festeggiati alla Fondazione Famiglia di Maria di San Giovanni a Teduccio e oggi in mattinata alle 11.00, nella Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo, il sindaco e l’assessore Daniele conferirà a lei e al cast una targa premio.

“Mi fa molto piacere soprattutto per Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo e per tutti gli attori del Teatro Nest perché è il riconoscimento della preziosa attività del lavoro di questi ragazzi straordinari che operano da anni nel loro quartiere.”

Un film nato dopo due anni di tournée dell’allestimento teatrale dell’opera edoardiana. Come è nato il progetto di una trasposizione cinematografica?

“Avevo pensato subito di farne un film, ma l’idea ha preso maggior corpo proprio mentre lavoravo al mio nuovo progetto, “Qui rido io”, un film su Eduardo Scarpetta che sarà interpretato da Toni Servillo. Uno scivolamento quello dei due progetti quasi naturale. Quando ho detto agli attori del Nest  che avevamo un mese di tempo per realizzare il film, si sono messi a ridere. Il lavoro di due anni di lavoro teatrale però ci ha permesso di approfondire e mettere a fuoco degli aspetti che abbiamo sviluppato nel film.

Ha apportato, quindi, delle modifiche rispetto al testo originale?

“Ho voluto fare emergere con più forza il personaggio di Arturo Santaniello, interpretato da Massimiliano Gallo che, di fatto, è l’unico antagonista di Antonio Barracano. Abbiamo mantenuto la struttura in tre atti e, mentre al teatro evocavo solo le scene in esterni, con il cinema ho potuto realizzarle.

Un film di un’attualità sconvolgente che solo un artista visionario come lei poteva riportare ai giorni nostri, spazzando via quella patina ingiallita e polverosa caduta sull’opera edoardiana, relegata da troppo tempo nel dimenticatoio.  

“Ho girato i miei primi tre film a Napoli che affondavano tutti nel corpo della città. Tradurre in un film “Il sindaco del Rione Sanità” è stata un’altra immersione antropologica. Eduardo come Totò sono autori venerati non solo come artisti, ma perché rappresentano l’anima della città.”

Quando uscì “Il camorrista” di Giuseppe Tornatore su Raffaele Cutolo, i giovani malavitosi conoscevano a memoria le battute pronunciate dal boss. Non c’è pericolo che accada anche per quelle pronunciate da Antonio Barracano?

“Magari! Lui dice “basta con le vendette, basta con il sangue”. Sappiamo chi ha potere possiede un carisma, anche se lo mette al servizio del Male. Shakespeare ci ha insegnato che i personaggi negativi possono essere visti come degli eroi. Si sa che Mario Puzo quando scrisse “Il padrino” s’ispirò a “Il sindaco del Rione Sanità”. Sinceramente non credo nei meccanismi di imitazione dei modelli negativi. Il cinema e il teatro non hanno come obiettivo quello di istigare alla violenza ma, all’opposto, di fare in modo che lo spettatore prenda le misure e metta a fuoco le situazioni negative.

Lei non crede, quindi, che la rappresentazione della Napoli gomorriana abbia creato effetti negativi?

“Anzi, credo che, per reagire ad una certa immagine della città, ci sia stata una reazione culturale che ha prodotto il Nest di San Giovanni a Teduccio, il Nuovo Teatro Sanità,  Arrevuoto a Scampia ed altre esperienze simili.

Un film potente visivamente, commovente, con un cast perfettamente oleato e una vibrante colonna sonora firmata da Ralph P. Perché una programmazione di tre giorni?

“Se i napoletani risponderanno positivamente credo che il film sarà in sala per più tempo.”

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno – 27-9 – 2019

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