Massimiliano Gallo: un figlio d’arte che non crede nella fortuna

11 Aprile 2021 | Di Ignazio Senatore
Massimiliano Gallo: un figlio d’arte che non crede nella fortuna
Ignazio Senatore Intervista...
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Impegno e lavoro; è questa la ricetta di uno degli attori più gettonati del cinema italiano. Dai primi passi, da bambino, nella Compagnia di Carlo Croccolo e poi con Carlo Giuffrè, al “C’era una volta scugnizzi” di Mattone, fino alla consacrazione al cinema e in tv. Suo padre é l’ indimenticabile cantante che portò al successo Sedici anni. Fu lui a spingerla ad intraprendere la carriera di attore?
“Mio padre era un mio grande fan, ma anche di mio fratello
Gianfranco. Intelligentemente, non è mai entrato nelle nostre scelte professionali, anche se quando eravamo ragazzi, “pretendeva” che prima di andare in scena, ci riposassimo, come lui era solito fare perché, provenendo dalla lirica, doveva riguardarsi, per evitare cali di voce.“
Cosa pensava della vostra carriera di attori?
“Io ho calcato le scene sin da piccolo mentre Gianfranco, intrapresa la carriera di giornalista sportivo, seguiva le squadre di calcio di Terza Categoria. Poi Gianfranco, che ha avuto sempre una voce bellissima, senza dirlo a nessuno, fece il provino con il Maestro Roberto De Simone per lo spettacolo “Eden Teatro”, lo superò e cantò al fianco di mio padre.”
E’ stato diretto da registi napoletani come Salemme, Siani, Casagrande, De Angelis, Cotroneo, Morelli, Prisco, alternando ruoli in commedie e in film di impegno civile, ma anche da Garrone, D’Alatri, Papaleo, Maria Sole Tognazzi
“Ho sempre amato recitare in film diversi tra loro perché non ho mai cercato di replicare quello che avevo già fatto. Penso a “Fortapàsc”, per la regia di Marco Risi, che segnò il mio debutto sul grande schermo, nel ruolo del boss Valentino Gionta e a “No problem” di Vincenzo Salemme che interpretai lo stesso anno. Ho sempre cercato dei film indipendenti come “Veleno” di Diego Olivares, “Nato a Casal di Principe” di Bruno Oliviero e Per amor vostro di Giuseppe Gaudino per il quale fui candidato ai Nastri. Quando mi affidano un ruolo vado sempre a cercare quali possono essere le motivazioni sotterranee che spingono il mio personaggio ad agire.”
Una delle sue più convincenti interpretazioni è stata ne “Il sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone per il tocco di classe e di eleganza che ha dato al personaggio di Arturo Santaniello che le è valso il Premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia
“Con Mario è stato un grande incontro. Il personaggio che ho interpretato è frutto anche della mia personale lettura. Ho immaginato che fosse sostanzialmente un uomo dedito al lavorava e che non potesse vedere di buon grado come il “sindaco” s’intromettesse nelle faccende della sua vita privata. Non a caso, in tutto il film, vado avanti per la mia linea e mostro un personaggio che viene dal basso, che si è poi ripulito ed ha acquisito un certo aplomb.”
Ha ottenuto poi il meritato successo di pubblico anche per i personaggi che ha interpretato ne “I bastardi di Pizzofalcone”, in “Imma Tataranni” e in altre fiction.
“Un passaggio quello delle fiction che trovo naturale per un attore. La difficoltà che si incontra nel nostro lavoro è quello di mantenere sempre alta la concentrazione. Su un set cinematografico bisogna far fronte spesso a delle lunghe pause; in televisione, invece, tutto è più rapido e ti devi far trovare pronto a interpretare, nel giro di una manciata di minuti, un pezzetto di una puntata e poi quello di un’altra.”
Il ruolo al quale è più legato?
“Per un fatto sentimentale a quello di “Fortapàsc”, anche perché fino ad allora avevo fatto solo teatro. Da lì iniziò il mio sogno con il cinema e fu con un grande ruolo e in un grande film. Ferzan Ozpetek mi vide e mi chiamò per “Mine vaganti”, una commedia deliziosa e da allora….”
Da quell’esordio ha interpretato ben trentacinque film. Come mai ancora nessuno in veste di protagonista?
“Non ho mai creduto nella fortuna e penso che tutto si ottiene con il lavoro e l’impegno. Sono protagonista ne “Il silenzio assoluto” per la regia di Alessandro Gassman, da un romanzo di Maurizio De Giovanni. Un film a cui tengo molto, il cui testo ho già portato a teatro. Con me Margherita Buy e Marina Confalone. Compaio poi ne “E’ stata la mano di Dio”, l’ultimo film di Paolo Sorrentino. In questo periodo di lockdown, dove purtroppo molti dei miei colleghi sono stati fermi, è stato già importante l’aver continuato a recitare e nutrire così la mia passione.”
Articolo pubblicato sulla Rivista Dodici – aprile 2021

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