Napoli, terra d’amore di Camillo Mastrocinque – 1954– Durata 95’- B/N

23 Giugno 2026 | Di Ignazio Senatore

Napoli. Vittorio Spasiani (Giacomo Rondinella), titolare di una rinomata oreficeria, dotato di una bella voce, è fidanzato con Margherita (Maria Fiore). E’ il giorno del compleanno dell’amata, che per l’occasione, ha organizzato una festicciola a casa sua. Il tanto atteso Vittorio, però, assiste incantato allo spettacolo di Lidia Florette (Bruna Corrà), giovane canzonettista, amante del barone De Lise (Lucien Gallas).

Per la rabbia, Margherita non riesce a prendere sonno, ma su suggerimento di Gennarino (Beniamino Maggio), Vittorio cerca di rabbonirla, cantandole una serenata.

Lidia non é insensibile al fascino di Vittorio, ma è inquieta e si sente in pericolo e l’invita a casa sua per svelargli cosa la tormenta.

Vittorio fa un salto da lei, ma scopre che è stata assassinata. Preso atto che sono scomparsi anche dei gioielli, il delegato (Piero Palermini), lo incolpa del delitto e lo arresta.

Certa della sua innocenza, Margherita chiede aiuto al barone, un uomo ricco e influente, che, inizia a ronzarle intorno. La voce fa il giro di Napoli e arriva alle orecchie di Totò il bello (Carlo Giuffrè), un detenuto, ristretto nella stessa cella di Vittorio, che lo irride, e lo mette al corrente del pettegolezzo.

Vittorio è una furia e Margherita, che è innocente, non sa darsi pace.

Intanto, Rocco (Giovanni Onorato), importante esponente della camorra, è certo che da tempo, l’insospettabile barone, componente anche lui dell’organizzazione malavitosa, fa il doppio gioco e, grazie alle sue soffiate alla polizia, sta facendo arrestare diversi affiliati.

Margherita, su suggerimento del delegato, si reca a casa del barone e trova dove erano nascosti i gioielli che appartenevano Lidia. Il barone la scopre, prova a sedurla, ma è freddato da Rocco, che si vendica, per uno sgarro subito.

Vittorio è liberato, ma é convinto che Margherita l’abbia tradito. Scoperto che gli è sempre rimasto fedele, si riconcilia con lei.

Come era in voga al tempo, Mastrocinque, anche in veste di co-sceneggiatore, mescola il genere musicale con il giallo e punta sulla popolarità di Luciano Rondinella, cantante napoletano, dall’ugola vellutata, in voga quegli anni.

Più che la love-story tra Vittorio e Margherita, lasciata, in verità sullo sfondo e quella tra l’intraprendente e sfrontato gioielliere e la sfortunata soubrette, la novità è legata alla presenza sullo schermo dei guappi, affiliati, sin da allora, in un’associazione.

Il regista romano li mostra come dei signori eleganti, vestiti a puntino, che parlano in italiano, senza alcuna inflessione dialettale.

Mastrocinque mostra anche un giovane, che per essere ammesso nella “onorata società”, come prova di coraggio, deve affrontare in un duello, armato di un coltello, il temibile Rocco.  Rondinella canta alcuni classici della canzone napoletane e tra questi l’indimenticabile Guapparia,

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