Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci – Italia -1973

6 Aprile 2026 | Di Ignazio Senatore
Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci – Italia -1973
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Ad Accendura, un immaginario paese della Basilicata, dopo aver scavato una piccola fossa, una donna (Florinda Bolkan), detta “la maciara”, estrae lo scheletro di un neonato e, successivamente, con uno spillone trafigge i corpi di un paio di bambole di cera.

In paese giungono delle prostitute e, tre bambini Tonino, Michele e Bruno, scoprono che Giuseppe Barra (Vito Passari), il “matto” del paese”, le sta spiando mentre amoreggiano con due paesani.

Michele, la stessa sera, porta un vassoio con dell’aranciata a Patrizia (Barbara Bouchet), proprietaria di una lussuosa villa, che, completamente nuda, lo stuzzica, ma il ragazzino, richiamato dalla madre, fugge via. Poco dopo, Bruno Lo Cascio, un altro bambino del paese, é inseguito e brutalmente ucciso.

In paese arriva Andrea Martelli (Tomas Milian), un giornalista di cronaca nera e, mentre, i carabinieri iniziano le ricerche, con una telefonata anonima, un uomo chiede ai genitori, poverissimi, sei milioni di lire per il riscatto di Bruno.

I carabinieri arrestano Giuseppe Barra mentre sta per ritirare il riscatto, ma lui si dichiara innocente e giura che il bambino era già morto quando l’ha scoperto e che aveva tentato di approfittare della tragedia per ricavarne un profitto economico.

La mattina seguente si scopre che Tonino, un altro bambino è ucciso per strangolamento e, poi è la volta di Michele. Nel corso del funerale in chiesa, “la maciara” fugge furtivamente e il maresciallo Podesti (Ugo D’Alessio) e il tenente dei carabinieri (Antonello Campodifiori), vanno a fare visita a Zio Francesco (Georges Wilson), marito de “la maciara”, una specie di stregone che non sa dove la moglie si trova.

Una telefonata anonima, fatta da Aurelia Avallone (Irene Papas), la madre di don Alberto (Marc Porel), il parroco del paese, conduce i carabinieri sul luogo in cui si nasconde la “maciara”, che è arrestata.

Lei confessa di aver ucciso i tre bambini, perché avevano profanato la tomba del figlio morto, anni prima, ritenuto una creatura del diavolo. Ma, nel corso dell’interrogatorio, si comprende che è ormai impazzita e che ha solo praticato contro i tre bambini una fattura di morte, una magia nera, con degli spilloni.

La polizia la libera, ma i padri dei bambini uccisi, la massacrano a botte, ritenendola una strega. In paese, Andrea Martelli e Patrizia incontrano Malvina, la sorellina di don Alberto, una sordomuta, che trascina una bambola decapitata.

Commossa, Patrizia le regala un paperino di gomma. Mario è l’ultimo bambino che cade sotto i colpi del misterioso assassino. Grazie a una foto che Martelli ha pubblicato sul giornale si nota che sul luogo del delitto c’è la testa del paperino di gomma che aveva regalato a Malvina.

Intuisce che l’omicida è don Alberto che, con la complicità della madre, è sul punto di uccidere Malvina, testimone del delitto di Bruno, compiuto dal parroco e che aveva staccato la testa del paperino, come aveva visto fare al prete. Sul finale, si scopre che don Alberto uccideva i bambini perché temeva che crescendo, attratti dal sesso, non rimanessero più puri e tentati dal demonio.

Film diventato di culto per la scena della Bouchet che si mostra nuda a un attore che sembra un bambino e, invece non è altro che il nano Domenico Semeraro.

Fulci, al suo terzo thriller, abbandona le atmosfere gotiche e metropolitane e ambienta la vicenda nel profondo Sud, in un paesino diroccato della Basilicata, attraversato da riti primitivi e ancestrali, popolato da stregoni e fattucchiere che praticano sortilegi e magie nere. La scelta che le giovani vittime siano dei ragazzini è di per sé spiazzante e disturbante, ma il regista non li descrive come angelici e immacolati, ma pervasi di una malizia e di una morbosa attenzione per il sesso.

Notevole il cast con una superba Florinda Bolkan, perfetta nei panni di una donna spezzata dentro per la morte del figlio, a seguito del quale, ha iniziato a praticare riti e magie. Irene Papas è sullo sfondo e compare solo nelle ultime battute, ma il suo ingresso in scena è da incorniciare. Tomas Milian ha la solita simpatica faccia da schiaffi e Barbara Bouchet, ogni qual volta entra in campo, illumina la scena.

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