Pianese Nunzio 14 anni a maggio di Antonio Capuano – Italia – 1996

6 Aprile 2020 | Di Ignazio Senatore
Pianese Nunzio 14 anni a maggio di Antonio Capuano – Italia – 1996
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Napoli. Don Lorenzo Borrelli (Fabrizio Bentivoglio), parroco di origini lombarde della parrocchia Santa Maria delle Monteverginelle alla Sanità è in prima linea nella lotta contro la camorra. Nunzio Pianese (Emanuele Gargiulo), un ragazzo tredicenne, frequenta sempre più assiduamente la canonica; chiuso, introverso ed emotivamente deprivato, dopo la separazione dei genitori, vive a casa di zia Rosaria (Rosaria De Cicco). Il padre (Tonino Taiuti) è un emarginato con dei problemi mentali, costretto a  sbarcare il lunario con dei piccoli espedienti e Giovanni (Nando Triola) il fratello maggiore, è un tossicodipendente sbandato e privo di punti di riferimenti. Solo e senz’affetti, Nunzio si trasferisce in canonica e culla l’idea di diventare anche lui prete, più che per vocazione perché intravede in quella scelta una via di fuga dalla triste realtà nella quale vive. Don Lorenzo lo ascolta, contiene la sua disperazione, gli trasmette affetto e comprensione e lo spinge a nutrire la passione per la musica ed il canto. Ma Don Lorenzo prova per lui anche una forte attrazione fisica ed, inevitabilmente, Nunzio finisce tra le sue braccia. L’atteggiamento inflessibile del sacerdote nei confronti della camorra attira irrita sempre più i malavitosi della zona che, per detronizzarlo, convincono Nunzio a denunciarlo. Don Lorenzo verrà, inevitabilmente,  travolto dallo scandalo.

Capuano, coraggiosamente, nelle sue storie ci mette sempre l’anima ed il cuore, lascia fuori campo le scene “peccaminose” tra i due amanti e narra, senza enfasi, il tormento di Don Lorenzo che, dopo mille indugi, seppur divorato dai sensi di colpa, non può che cedere alla passione della carne. Il regista lascia sottotraccia il dolore di Nunzio che vorrebbe sottrarsi alle avances del sacerdote, ma alla fine cede perché si sente “in debito” nei confronti di chi gli ha mostrato affetto e tenerezza.

Più che sulla perdizione e dannazione di un uomo di fede, il film, dagli evidenti echi brechtiani, è una spietata denuncia contro il sottobosco malavitoso napoletano, contro l’emarginazione ed il degrado di certi quartieri della città che costringe adolescenti e minori a negare la propria infanzia ed a tuffarsi nella droga, nella delinquenza o ad accettare, in cambio di calore umano le malsane e morbose attenzioni degli adulti. Il regista spezza il ritmo adottando un espediente narrativo accattivante e dal grande impatto emotivo che strizza l’occhio a Ludwig di Visconti e che mostra i diversi protagonisti, testimoni in un virtuale processo giudiziario, che si rivolgono alla macchina da presa, declinano le proprie generalità e forniscono un fugace commento sul ruolo che hanno avuto nel corso della vicenda. Il titolo rimanda ai freddi ed impersonali verbali della polizia. Musiche di Mozart, Gluck, Alma Megretta e Nino D’Angelo.

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