Respiro di Emanuele Crialese – Italia – 2002 – Durata 95’

5 Ottobre 2020 | Di Ignazio Senatore
Respiro  di Emanuele Crialese – Italia – 2002 – Durata 95’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
0

Grazia (Valeria Golino) è sposata con Pietro (Vincenzo Amato) un pescatore di Lampedusa ed è madre di Pasquale (Francesco Casisa) Marinella (Veronica D’Agostino) e del piccolo Filippo (Filippo Pucillo). Grazia è istintiva, selvatica ed imprevedibile e per i suoi comportamenti un po’ strani in paese è considerata matta. Pasquale è il capo di una piccola banda di adolescenti e si batte spesso con una gang rivale; in uno di questi scontri colpisce con un sasso un bambino ad un occhio e la sera stessa il genitore della vittima va a reclamare giustizia; Pietro frusta Pasquale sotto gli occhi di Grazia che, colta da  una crisi d’agitazione, distrugge piatti e bicchieri. Preoccupati per la sua reazione i familiari suggeriscono a Pietro di ricoverarla in una clinica a Milano ma lui tentenna e prende tempo. Grazia ha voglia di fare un giro in barca a vela e chiede a due sconosciuti di poter andare al largo con loro ma Pietro la blocca, ne nasce una piccola zuffa e Grazia, per dispetto, libera i cani dal canile cittadino che invadono il paese e vengono abbattuti a colpi di fucile dagli isolani. Pietro decide di ricoverarla ma Grazia fugge e Pasquale, dopo averle indicato un posto dove nascondersi, le porta da mangiare e le tiene compagnia, tenendola al riparo dagli sguardi degli adulti. In paese tutti la credono morta e Pietro, come impazzito, s’illude che lei sia trasformata in una statua della Madonna che giace in fondo al mare.

Con questo film fatto di paesaggi assolati, di mare cristallino e di cieli tersi, Crialese rispolvera la vecchia lezione neorealistica italiana e compone un film dove si sposano magia e suggestioni. Grazia non è descritta come la solita matta che da i numeri e combina sfracelli ma come una donna dotata di quel “respiro”, di quel soffio vitale che la rende libera e diversa dagli altri isolani. I familiari di Pietro si vergognano della sua stranezza e così la descrivono “Quando è contenta è troppo contenta, quanto è triste è tropo triste.. Risponde male a tutti, quando ti incontra ti abbraccia senza motivo, fa uscire pazzi a tutti.” Pietro, un uomo semplice, è innamorato di lei, tollera i suoi eccessi e, rassegnato, risponde: “Sempre così è stata”. Animale in gabbia, Grazia, vaga come braccata per l’isola, alla ricerca della propria dimensione e, divorata da  un assoluto anelito alla libertà, si ribella ai legacci che i familiari di Pietro vogliono imporle. La figura di Pietro è sullo sfondo e contrasta con quella dolce e tenera  di Pasquale, un bambino edipicamente legato alla madre. Il film esplode nella magica scena finale del rito notturno che coinvolge tutti gli isolani, sospesa tra fiaba/sogno e realtà, con in sottofondo il suggestivo brano Private city di John Suriname. Vincitore del Premio della critica a Cannes nel 2003.

Comments are closed.

Questo sito utilizza strumenti di raccolta dei dati, come i Cookie. Questo sito utilizza Cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi