Londra. 1660. Robert Merivel (Robert Downey Jr), studente di medicina, più che curare ulcere e altri malanni, ama condurre una vita dissoluta.
Chiamato a corte per curare Lulù, una cagnetta di sua Maestà Carlo II (David Trewlis), la guarisce fortunosamente, senza aver somministrato chissà quali medicamenti ma grazie alla “vis medicatrix naturae”, la forza guaritrice della natura.
Il re, allora, dopo averlo nominato medico reale di Corte, con il compito di vegliare sui suoi 18 cani e con il diritto di eseguire operazioni su di essi, gli presenta quelle che definisce “compagne di svago”, ovvero delle giovani e libertine fanciulle con le quali si lascia andare alle sfrenate gioie del sesso
Divenuto una specie di buffone di corte, Merivel allieta le serate del re, con lazzi e scherzi, su ordine di sua Maestà che vuole tacitare i pettegolezzi, è costretto a sposare Celia (Polly Parker) è l’amante del re.
Il matrimonio deve essere di facciata e in cambio Merivel è nominato cavaliere e proprietario di una magnifica tenuta. Merivel abbandona la medicina e si trasferisce con Celia nei suoi possedimenti. Il sovrano, però ha deciso che Ellias Finn (Hugh Grant). un giovane pittore, raffiguri l’amata e ordina agli sposi, una volta terminato il ritratto, di ritornare a corte.
Per restare più a lungo al fianco di Celia, di cui si è invaghito, Merivel cerca di ritardare il più possibile il rientro a corte e le dichiara il suo amore ma lei è respinto da lei con forza.
Il re revoca allora titolo e feudo a Merivel che è costretto ad esercitare la professione del medico al fianco di John Pearce (Sam Neill), fedele compagno di studi, che dirige una struttura per malati mentali dove è ricoverata, tra le altre, Katherine (Meg Ryan).
Tra i due sboccia l’amore e partono per Londra, flagellata dalla peste. Katherine muore di parto, dopo aver messo al mondo Margareth e Merivel. giunto a corte in incognito, guarisce Celia. Londa è travolta dalle fiamme ma, nell’happy end, il re, con in braccio Margareth, scampata miracolosamente all’incendio, gli restituisce titolo e proprietà.
Tratto dall’omonimo romanzo di Rose Treiman, il film di Hoffman descrive Merivel come un dottore che, dopo le prime battute, abbandona la professione medica perché non sopporta più la vista del dolore e degli ammalati e, come confida al caro John, vuole vivere non più di ombre ma di luce e di passione”.
Inizialmente, l’idea che Merivel sia assunto come medico di corte per curare i cani del re, non può che far sorridere e incanala il film nel filone della commedia grottesca.
Man mano il tono cambia e vederlo scoreggiare a comando, per provocare il sorriso del re, non solo testimonia fino a che punto Merivel sia disposto ad umiliarsi e a scendere a patti con se stesso, pur di preservare i vantaggi nel frequentare il bel mondo e le dolci donzelle che allietano la corte, ma segnala il passaggio alla commedia.
Il regista non gli regala né un pentimento, né qualche amara riflessione e il giovane dottore sarà costretto, suo malgrado, a riprendere la professione solo per aver dato fin troppo ascolto al suo cuore, infiammatosi per la bella Celia.
Il clima però che si respira nel film si fa sempre più cupo e assistiamo al riscatto umano e professionale del professionista, che si prende cura degli ammalati ricoverati nella clinica di John e poi di peste.
Hoffman fa grande sfoggio di magnifici costumi (Premio Oscar a James Acheson) e di ricche ambientazioni, (Premio Oscar a Eugenio Zanetti per la miglior scenografia) e compone un’opera che, seppur con diversi nei, strappa la sufficienza.
Il titolo originale Restauration fa riferimento a quel periodo successivo alla morte di Cromwel che vide salire in trono Carlo II. Pessimo quello in italiano con quei fasulli riferimenti ad un eventuale peccato e al successivo castigo.
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