“Ribelle, Eroe, Sfrontato, Dio”. Ecco il Maradona di Kapadia

17 Settembre 2019 | Di Ignazio Senatore
“Ribelle, Eroe, Sfrontato, Dio”. Ecco il Maradona di Kapadia
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“Maradona è meglio e Pelè”, recita il refrain del recente brano de Thegiornalisti. Al di là delle gesta calcistiche e dei titoli e trofei conquistati, a confermarlo è il dato che l’industria cinematografica ha dedicato un solo film alla “perla nera” e ben quattro al “pibe de oro”. Dopo quello diretto da Marco Risi, Emir Kusturica e l’imperdibile “Maradonapoli” di Alessio Maria Federici, sarà, infatti, nelle sale solo per tre giorni dal 23 al 25 settembre, “Diego Maradona”, diretto dal premio Oscar Asif Kapadia. Grazie ad un certosino lavoro di recupero dei filmati inediti dell’epoca, durato più di tre anni, il regista inglese di origine indiana, ha confezionato un docufilm che narra la storia del fuoriclasse argentino a partire dagli esordi calcistici, fino ad arrivare (quasi) ai giorni nostri. Con un montaggio avvincente Kapadia intreccia le funamboliche giocate di Maradona con la sua vita privata e lo mostra mentre gioca con le figliolette in casa, scherza o balla nelle feste organizzate dagli amici. Grazie al massiccio utilizzo della voce fuori campo si susseguono commenti e ricordi dello stesso Maradona e delle persone che gli sono state al fianco; la moglie Claudia Villafane, Ciro Ferrara, Fernando Signorini, ex preparatore atletico, il presidente Corrado Ferlaino, Gennaro Montuori, ex capo Ultras, l’avvocato Vincenzo Siniscalchi e tanti altri.

Nel raccontare i sette anni di Maradona a Napoli, Kapadia lascia molto spazio alla città che, mescolando sacro e profano, l’ha amato e osannato come un Dio, soffocandolo a tal punto che nei sette anni che ha calcato il rettangolo verde del San Paolo, non gli ha mai permesso di andare al cinema, al teatro o passeggiare tranquillamente come un qualsiasi cittadino.

Il regista mostra anche come Napoli si sia colorata d’azzurro dopo il primo e secondo scudetto, come i napoletani, impazziti di gioia, abbiano riempito le piazze dopo la conquista della Coppa Uefa e della Coppa Italia e, nella seconda parte, dopo aver mostrato le immagini delle partite che hanno portato la Società Sportiva a conquistare diversi trofei tra l’86/87 e l’89/90, narra la discesa negli inferi del giocatore, premendo (troppo) l’acceleratore sui suoi rapporti con il clan Giuliano e facendo riferimento alla sua vita dissipata, spesa maldestramente tra cocaina e notti brave. Kapadia, già autore dei docufilm su Ayrton Senna e Amy Winehouse, nel raccontare Maradona, altro idolo dell’autodistruttività contemporanea, (non a caso il sottotitolo del doc è “Ribelle, Eroe, Sfrontato, Dio”) lascia che lo stesso, in un passaggio amaro e melanconico, dichiari: “Quando sono venuto a Napoli nell’84 c’erano ottantacinque mila persone ad accogliermi, quando me ne sono andato, ero da solo.”   

Articolo pubblicato il 17.9. 2019 su il Corriere del Mezzogiorno

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