Rosso sangue di Leos Carax – Francia – 1986

5 Gennaio 2019 | Di Ignazio Senatore
Rosso sangue di  Leos Carax  – Francia – 1986
Schede Film di Ignazio Senatore
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Parigi, in un imprecisato futuro. Una cometa si sta avvicinando alla terra e la temperatura del pianeta è in aumento. Un nuovo retro-virus si profila all’orizzonte; si chiama STBO. “Può uccidere uomini a migliaia, a milioni. Tutti quelli che fanno l’amore senza amore. E più si è giovani e più il rischio è grande. Basta che uno solo fa l’amore e tutti e due s’ammalano. Si può trasmettere anche con le sole carezze. E’ un retro virus. Fa soffrire orribilmente; disturbi della vista, dolori alle articolazioni, contrazioni muscolari. Il primo laboratorio che è riuscito ad isolarlo é la D. Wilkinson. La scoperta di un nuovo vaccino aprirà un mercato immenso.” Chi parla è Marc (Michel Piccoli) capo senza scrupoli di una banda (composta da Anna la sua donna, Hans un medico tedesco e Thomas) che ha assoldato uno strano tipo, Alex (Denis Lavant) un giovanotto dotato di un’incredibile destrezza con le mani (fa il baro/prestigiatore nelle stazioni della Metrò). Il suo compito è quello di introdursi nel laboratorio della Wilkinson e rubare la coltura di questo virus. Alex, un ragazzo che ha in bocca perennemente una sigaretta (spenta o accesa) è soprannominato “lingua muta” perché da bambino non parlava mai e i suoi stessi genitori credevano che fosse privo della parola. Silenzioso, ha una sua particolare filosofia di vita; seppur innamorato della bellissima Lise, prima di fare il colpo, decide di lasciarla “perché ha ormai lasciato le sue impronte digitali sul suo corpo”. Un gruppo, capeggiato da un’anziana americana, vuole impossessarsi, a sua volta, di questo prezioso antitodo. Alex riesce a fare il colpo ma è freddato dalla banda rivale.

Opera originale e virtuosa di un regista (allora ventisettenne ed ex critico dei “Cahiers”) a cui non interessa molto la trama, né raccontare una storia di senso compiuto. Dialoghi inondati di poesia (“Bisogna nutrire gli occhi per i sogni della notte” dirà Alex ad Anna) e gran musica per gli occhi (uso particolare dei primi piani, dei dettagli, brusche interruzioni del montaggio, colore che si denatura e sfuma improvvisamente nel bianco e nero, labbra che si muovono ma non emettono suoni…) ha l’unico difetto di essere discontinuo e un po’ troppo cerebrale. Sempre in bilico tra realtà ed immaginazione, il film mette in primo piano il corpo del giovane protagonista. Corpo che si contorce (per lenire il dolore assume oppio) che si esprime con le voci di dentro (quando è emozionato parla come un ventriloquo) che corre per strada esplodendo in una scena liberatoria, energetica, sprizzante di vita (sulle note di “Modern love” di David Bowie); che sanguina (nella straziante scena finale). Cameo di Hugo Pratt (nel ruolo di Boris, l’autista dell’americana e di Serge Reggiani.

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