Emilio Brentani (Anthony Franciosa), modesto impiegato di una ditta d’assicurazioni, vive con la sorella Amalia (Betsy Blair) e, a caccia di avventure di poco conto, non ha nessuna intenzione di sposarsi.
Un giorno incontra Angiolina Zarri (Claudia Cardinale), una donna luminosa e affascinante, che lo colpisce per la sua innocente timidezza.
I due si frequentano ma, ben presto, un collega racconta a Emilio che Angiolina era andata a vivere da un certo Merighi, un uomo ricco, che abitava con la madre. Era stata, poi, cacciata via, perché la madre dell’uomo aveva scoperto che aveva un passato non troppo limpido.
Man mano, si fa strada in Emilio la convinzione che Angiolina non é la ragazza ingenua di cui si è innamorato e, quando si reca a casa sua, scopre che custodisce nella sua stanza le foto di altri amanti o fidanzati.
Lei gli svela che farà l’amore con lui, dopo che avrà trovato un uomo che la sposi, e, successivamente, gli comunica che, per non vivere più nella miseria, sposerà Volpini, un sarto brutto, bassino, ma ricco, che non ama.
Emilio incontra Stefano (Philippe Leroy), amico di vecchia data e scopre che Angiolina ha posato nuda per lui.
La gelosia lo divora e Angiolina gli rivela che, viste le insistenze di Volpini, ha dovuto concedersi a lui. Sempre più tormentato, Emilio gironzola intorno ad Angiolina che, un giorno, viste le sue incessanti insistenze, cede, e fa l’amore con lui.
Intanto, Alberto, intuito che Amalia è sempre più invaghita di Stefano, impone all’amico di non frequentare più casa sua. Amalia, compreso che Stefano non la ama e che la sua era solo un’infatuazione infantile, assume dell’etere, impazzisce e muore intossicata.
Emilio si ritrova solo e, per sfogare la propria rabbia, accusa Angelina di essere una donnaccia. Sul finale, Angiolina, che è stata mollata da Volpini, passeggia felice con il suo nuovo spasimante e ignora Alberto.
Tratto dall’omonimo romanzo di Italo Svevo, Bolognini ambienta la vicenda a Trieste, e non a Venezia, come avrebbe voluto il produttore, che si arrese di fronte alla ferma opposizione della sorella dello scrittore che, giustamente, riteneva che la città natale del fratello fungesse da cornice ideale per la storia.
In questo melodramma, la cui vicenda è spostata dalla fine dell’Ottocento agli anni Venti, avvolto in un bianco e nero incantevole, Bolognini mette in campo Emilio, un uomo che si strugge per una donna, verso la quale nutre un sentimento ambivalente; da un lato, pur amandola, non le propone mai di sposarla, e dall’altro, è attratto dalla sua sessualità disinibita e dal suo modo di vivere libero e emancipato.
Uomo senza spina dorsale, per mantenere intatta l’illusione che Angiolina sia una donna casta e pura, per gran parte del film, non le chiede di fare l’amore con lei.
Quando, poi, si convince che lei frequenta altri uomini, in maniera patetica, l’affligge con la sua gelosia e l’incalza con le sue insistenti e infantili richieste sessuali, fino a costringerla a concedersi a lui.
All’opposto, Angiolina è una donna che, consapevole della sua bellezza, ama civettare con gli uomini, accetta il loro corteggiamento e, nel complesso, non è, poi, così libertina e dissoluta come immagina Emilio.
Più volte, infatti, ridicolizza Emilio e smonta le sue congetture, dichiarando che gli uomini con i quali è stata vista in giro, erano solo dei pretendenti con i quali non sarebbe mai andata a letto, perché brutti o ridicoli.
In questo spaccato dell’ipocrisia e dei pettegolezzi che attanagliano una città di provincia, Angiolina assurge a simbolo di una donna moderna e emancipata, e si concede a Emilio, senza calcoli, nè per ricavarne il minimo vantaggio economico.
Al suo confronto, Emilio appare gretto e meschino, al pari del collega di lavoro che, impunemente, racconta aneddoti dispregiativi sul conto di Angiolina, mettendola in cattiva luce.
Una vicenda, quella dell’amore tormentato tra i due protagonisti riproposta in Desiderando Giulia, remake del 1986, decisamente più osé, diretto da Andrea Barzini, con Serena Grandi, nel ruolo della Cardinale, e Johan Leysen, in quello di Franciosa. Un giovanissimo Sergio Rubini interpreta Sergio, uno scrittore, e Valeria D’Obici, quelli di Amalia.
Cardinale, radiosa, preferita a Jean Seberg e Barbara Lass, è doppiata da Rita Savignone. Franciosa da Romolo Valli. Nastro d’argento come migliori costumi (Piero Tosi) e miglior scenografia (Luigi Scaccianoce). Premiato come miglior regia al Festival di San Sebastiano.
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