Tandem di Patrice Leconte -Francia – 1987 – Durata 86’

3 Marzo 2026 | Di Ignazio Senatore
Tandem di Patrice Leconte -Francia – 1987 – Durata 86’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Grazie al programma radiofonico, La lingua del gatto, Michel Mortez (Jean Rochefort) è sulla breccia da venticinque anni. Assieme a Rivetot (Gerard Jugnot), autista tuttofare e tecnico del suono, gira la Francia in lungo e in largo.

Nelle sue dirette radiofoniche, Mortez pone delle facili domande agli abitanti che affollano le piazze di provincia e, chi risponde esattamente, entro trenta secondi, vince una piccola somma di denaro. Terminato il programma, i due hanno giusto il tempo di salire in auto e raggiungere la cittadina dove ha sede la tappa successiva. Dopo aver trascorso una sera uguale all’altra, nell’ennesimo squallido alberghetto, consumato una cena frugale, vanno a letto, senza concedersi alcun svago, pronti per l’ennesima diretta radiofonica.

Dotato di una simpatia straripante, Mortez è amatissimo dal pubblico. Nonostante il successo dello show, Rivetot scopre che entro una settimana, il programma sarà soppresso. Prevedendo lo sconforto che travolgerà Mortez, gli cela la triste notizia e fa di tutto per impedire che possa scoprirla.

Giunti in una cittadina, inaspettatamente, Rivetot va a letto con una simpatica cameriera (Julie Jezequel) e Mortez incontra un’affasciante libraia (Sylvie Granotier)., in una cena organizzata in suo onore, dai notabili del posto. Tra i due nasce un’immediata simpatia. Lei gli svela di aver letto la sua autobiografia, lo esorta ad aspirare a qualcosa di meglio e gli chiede come mai continua a fare la sua vita da saltimbanco itinerante. Lui, ferito nell’orgoglio, l’apostrofa, la saluta, e si ritira in albergo, con la coda tra le gambe.

Rivetot, che ha avuto la conferma che il programma è stato cancellato, mette in scena una finta trasmissione e raccoglie, in una sala spoglia alcuni spettatori, ma Mortez lo gela e gli svela che ha scoperto l’amara verità.

I due tornano a Parigi e Mortez comunica al fido Rivetot che il programma è stato promulgato fino a dicembre, ma che andrà in onda a giorni alterni.

Qualche giorno dopo, i due raggiungono una cittadina. Una folla di spettatori circonda Mortz e gli chiede l’autografo. Lui, è felice e sorridente ma, poi, qualche minuto prima di andare in onda, si allontana e manda in fumo la diretta radiofonica.

Passa del tempo. Rivetot, dopo aver accettato, suo malgrado, il divorzio chiesto dalla moglie, è senza lavoro. Per caso, s’imbatte in Mortez, che sta dando vita a uno spettacolo promozionale a degli occasionali clienti di un supermercato. Terminato lo show, Mortez, raggiante, invita Rivetot a fargli da autista e a seguirlo nelle sue tappe promozionali, dove, pagato profumatamente, reclamizza dei prodotti commerciali.

Giunto incredibilmente in Italia con sedici anni di ritardo, e ripescato dopo il successo al botteghino de L’uomo del treno, questa irresistibile commedia on the road, è ispirata a Le Jeu des 1000 francs, programma radiofonico andato in onda realmente in Francia.

Un’impareggiabile Rochefort dà vita allo straripante Morteau, in arte Mortez, conduttore radiofonico che vive solo per il suo show e si nutre della consapevolezza che il suo programma è seguito da tre milioni di spettatori. Legato al suo immutabile personaggio, non si rende, però, contro che i tempi sono cambiati e che i vertici della radio lo giudicano sorpassato.

Personaggio bizzarro e inguaribile giocatore d’azzardo, deve una discreta sommetta al povero Rivetot, che copre, in qualche modo, i suoi ammanchi.

Bizzoso e irritabile, Mortez perde spesso le staffe e arringa, furiosamente, chi ama fare i picnic ai bordi delle strade o completamente ubriaco, irrompe in una sala da gioco con l’obiettivo di sedersi a un tavolo ed è tirato fuori, a forza, dal povero Rivetot.

Solo, e senza nessuna relazione affettiva, finge di telefonare all’amorosa, ma, sul finale, si scopre che dall’altro capo del telefono c’è solo il disco meccanico che annuncia l’ora esatta. Rivetot è descritto, invece, come un uomo semplice e umile, che, per tutto il film, si rivolge rispettosamente a Mortez, dandogli il lei.

Pur detestando alcuni suoi comportamenti, non si ribella mai e, tacitamente, accetta, di soggiornare ogni sera in una camera singola con due letti, per poter così ripianare i debiti che accumula l’istrionico Mortez.

Classico pezzo di pane, Rivetot non si dà troppo pena nel trascorrere le serate negli anonimi alberghetti ed è felice come un bambino quando una volta, giocando a Monopoli con Mortez, sta vincendo e possiede anche il Parco della Vittoria. Leconte punteggia la narrazione con delle bizzarre allucinazioni che colpiscono Rivetot, certo di aver visto su un’autostrada un cane dagli occhi rossi e preoccupato che, prima o poi, qualcuno lancerà una bicicletta da un cavalcavia.

A far da sfondo a questi due personaggi teneri e accomunati dalla solitudine, la crudeltà dello show-business e dei dirigenti della Radio che, senza mostrare un pizzico di sensibilità nei conforti di Mortez, gli annunciano, con un’algida raccomandata, la cessazione del programma radiofonico.

In questo inno all’amicizia al maschile, il regista francese punta nuovamente su Jean Rocherfort, già protagonista de Il cadavere era già morto (1976), che, assieme a Michel Blanc diverrà il suo attore feticcio Jugnot, invece, era già comparso in due film precedenti diretti da Leconte: Les Bronzes (1978) e nel successivo Les bronzes font du ski (1979) ed è nel cast del successivo Les bronzes 3: amis puor la vie, del 2006. Leconte inserisce di tanto in tanto nella narrazione il brano Il mio rifugio di Riccardo Cocciante. Il film ha ricevuto numerose candidature ai Cesar; miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura originale, migliori attori (Rochefort e Jugnot). Premiato ai Cesar come miglior manifesto (Stephane Bielikoff).

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