Nel giorno dell’anniversario del matrimonio, l’aviatore Vincent Baraduc (Richard Bohringer) scopre che Helene (Michele Laroque), la moglie, lo tradisce. Con il suo ultraleggero manda dapprima fuori strada, uccidendolo, l’amante della consorte, poi, convince la moglie a sorvolare con lui la campagna circostante.
Allenta, però, la sua cintura di sicurezza e, dopo aver compiuto un’acrobazia con l’aereo, fa in modo che lei precipiti al suolo. Nel corso del processo, con sua grossa sorpresa, Vincent è giudicato innocente.
Dopo dieci anni di matrimonio, Marie (Miou Miou), segue Paul (Thierry Lhermitte), il marito, e lo becca mentre tenta di sedurre un’affascinante fanciulla.
Per dispetto, si fa trovare a letto con il tassista che l’ha riportata a casa, e pianta in asso l’inguaribile dongiovanni.
Passa un mese e, rimasto solo, Paul confida a Francois d’Amour (Philippe Noiret), lo zio magistrato, scapolo impenitente, che non riesce a togliersi Marie dalla testa e si convince che l’unico modo per ritrovare la serenità perduta, è quello di ammazzarla.
Francois lo conduce, allora, da Vincent, al quale propone di uccidere Marie. Vincent si rifiuta, ma Francois gli ricorda che, anni prima, ha manipolato la giuria e ottenuto che non fosse ritenuto colpevole.
Mentre sono in un ristorante all’aperto e discorrono sull’assurdità dell’istituto del matrimonio, sono attratti da Madeleine (Judith Godèche), una giovane e affascinante donna che, a bruciapelo, spara e uccide il marito.
I tre invitano l’assassina a salire di corsa sulla loro auto e la portano via dal luogo del delitto. Madeleine confida loro che è il suo giorno fecondo e che vorrebbe un bambino. Vincent si offre di regalarle questa gioia e poi i tre la salutano.
Paul, ormai in preda ad allucinazioni, vede Marie dappertutto e, convinto che Marie sia seduta in un’autocisterna al fianco di un camionista (Jacques Mathou), dopo un folle inseguimento in auto, blocca il veicolo. Il camionista, nero dalla rabbia, non ci pensa due volte e con una spranga distrugge l’auto sulla quale viaggiano i tre.
Paul scopre che Marie è in Africa, come volontaria, di un piccolo ospedale da campo di Medici senza Frontiere. Con il suo ultraleggero, Vincent li conduce da lei e, dopo aver finto di ucciderla con un colpo di pistola, comunica a Paul e a Francois di aver portato a termine la propria missione. I tre ritornano in Francia, ma Marie si presenta da Vincente e gli chiede se Paul pensa ancora a lei. Allora…
In questa allegro road-movie, Leconte mescola giallo, commedia e avventura e, dopo Tandem, impagina un’altra storia di amicizia al maschile.
Protagonista un trio improbabile e strampalato, legato assieme dall’idea che le donne sono magiche, ma che il matrimonio è la tomba dell’amore,
Il film, spruzzato dei toni del grottesco, sembrerebbe sfacciatamente misogeno, ma, a ben vedere, Vincent, dopo aver ucciso la moglie, non se la passa bene e Paul, ossessionato dall’abbandono di Marie, non trova pace e non può più vivere senza di lei.
La figura più insolita dei tre è lo scapolo Francois, che per tutta la vita è rimasto fedele a una massima del nonno: “Una buona sega vale più di un cattivo matrimonio.”
A lui, Leconte affida un’altra delle battute più salaci. Per punzecchiare Paul, che si dispera per la moglie volata in Africa come volontaria, ricorda: “Sai come si dice: Medici senza frontiere, senza mutande le infermiere.”
A ben vedere, pur avendo un ruolo marginale nella vicenda, Leconte costruisce l’entrata in campo delle figure femminili come delle vere e proprie apparizioni.
A togliere il respiro non solo Godéche, nel ruolo di Madeleine, ma, soprattutto Carol Bouquet. L’attrice veste i panni di un’elegante ospite di un albergo, che tiene spago a Paul, che aveva, precedentemente scommesso con gli amici, che l’avrebbe portata a letto. Grazie al suo visino spiritoso, Leconte affida, invece, a Miou Miou il compito di mantenere leggera la narrazione. Il film non ha momenti di stasi e la vicenda si gode tutto d’un fiato.
Richard Bohringer, in gran spolvero, una spanna su Philippe Noiret, (nel suo primo film con Leconte e lo ritroviamo tre anni dopo ne Le grands ducs) e su Therry Lhermitte (già presente in Les Bronzees e nel sequel Le bronzes font du ski).
Cameo di Jean Rochefort, nei panni di Belhop, marito di Carol Bouquet, che, pur non ignorando i tradimenti della moglie, per starle vicino, si fa assumere come cameriere stagionale dell’albergo. Magnifica la colonna sonora con degli struggenti brani di tango. Curiosità: il regista aveva preparato due finali e nel primo Marie moriva.
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