Transfert pericoloso di Francis Girod – Francia – 1996

5 Gennaio 2019 | Di Ignazio Senatore
Transfert pericoloso di Francis Girod – Francia – 1996
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Antoine Rivière (Daniel Auteil), psicoanalista  quarantenne di successo, autore del volume “Quel che Freud ha dimenticato di dirci”, separato dalla moglie Florance, anch’essa analista, è il padre di uno splendido bambino. Antoine, tutto casa e studio, ha in cura diversi pazienti. Sebastiane (un uomo perennemente in ritardo e sofferente di un grave stato depressivo), Isabelle (Annie Parillaud) una donna affascinante, in preda a forti crisi d’identità e Edouard Berg, (Patrick Timsit) uno strano tipo, grande e grosso, con la testa rapata e gli occhialini dorati. Quest’ultimo, dopo avergli confessato, nel primo incontro, di aver ammazzato la moglie, si rivolge a lui e gli chiede: “Che fa uno psicoanalista quando un suo paziente gli confessa un crimine? Rispetta il segreto della confessione, avverte la polizia o deve trovare una soluzione in piena regola?” Nonostante il paziente gli fornisca delle prove della propria colpevolezza (“E’ scritto tutto nel “Parisienne” del 14 dicembre. Faccia un salto in archivio…”) Antoine, reputandolo un “mitomane”, lascia cadere nel vuoto le minuziose e macabre descrizioni che il paziente gli fornisce sull’accaduto.

Nel corso delle successive sedute, l’enigmatico Edouard, avendo compreso che il suo analista non presta ascolto alle sue “rivelazioni”, lo attacca, Nel frattempo, un amico poliziotto informa Antoine che l’auto dove viaggiava il dottor Meyer era stata sabotata e che Sebastiane, il suo paziente, era morto in circostanze oscure; sua moglie, infine, gli racconta che il cane del figlio è stato investito misteriosamente da un auto. Lo psicoanalista inizia a sospettare che in tutte queste vicende c’è lo zampino di Eduard.

Antoine liquida su due piedi il diabolico signor Berg che (come recita il titolo in originale) allora “passa all’atto”. In un epilogo tragico, dopo un drammatico …

Pellicola affascinante, incentrata sulla partita a scacchi tra Edouard (personaggio inquietante ma ricco di fascino e carico di mistero) ed Antoine (un uomo spaesato, distante emotivamente dai suoi pazienti ed alla continua ricerca di se stesso). Film sulla doppia (e mancata) investigazione; ad Antoine non interessa vestire i panni del detective (non reperisce le prove della colpevolezza del suo inquietante paziente), né quelli dello psicoanalista (non indaga sulle motivazioni psicologiche che spingono Berg a confessare il delitto di cui si è macchiato). Peccato che il regista abbia costruito un finale troppo frettoloso e che non chiarisce le motivazioni psicologiche che hanno spinto Edouard ad ordire questa complessa macchinazione. Ma Girod (forse) con questa pellicola vuole (solo) mostrarci uno psicoanalista che cerca in tutti i modi di non entrare in contatto con i contenuti “indigeribili” che il paziente gli porta in seduta. Elegante nella costruzione e con dei dialoghi ben dosati e “perfetti”,  il film è tratto dal romanzo “Neutralité malveillante” di Jean-Pierre Gattegno. Dallo stesso volume nel 2001, Jean Jacques Beinex ha tratto il film “Mortel transfert”.

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