Un apprezzato professionista di sicuro avvenire di Giuseppe De Santis – Italia– 1972 – Durata 129’

23 Luglio 2026 | Di Ignazio Senatore

Vincenzo Arduni (Lino Capolicchio), giovane e ambizioso avvocato, dopo aver sposato Lucetta (Femi Benussi), scopre di essere impotente. Dopo due anni di matrimonio, il suocero (Ivo Garrani), ricco e rozzo costruttore senza scrupoli, inizia a rumoreggiare e Vincenzo, per tacitare le malelingue e gli inevitabili pettegolezzi, in confessione propone a don Marco (Robert Hoffmann), un prete amico d’infanzia, di mettere incinta la moglie.

Tutto fila liscio, ma il sacerdote, conosciuti i piaceri della carne, butta la tunica alle ortiche. Vincenzo piomba nel panico e, temendo che l’amico, liberato dal segreto della confessione, possa svelare l’inquietante segreto, lo ammazza in chiesa, simulando il furto della cassetta dell’elemosina.

Nicola Parrella (Riccardo Cucciola), un disoccupato, padre di tre bambini, avendo compreso che il giovane avvocato sta provando a incastrarlo e accusarlo del delitto, per garantire un futuro migliore alla propria famiglia, si autoaccusa dell’omicidio.

Ultimo film di De Santis, che ritorna dietro la macchina da presa, a otto anni di distanza dal film precedente. Il regista di Fondi mescola giallo e melodramma, a sfondo sociale, e lascia che il protagonista della vicenda sia Parrella, un poveraccio, che cerca, invano, lavoro e prova, con azioni dimostrative, ad attirare la pietas di qualcuno che possa tendergli una mano.

Dopo aver dirottato un autobus, per condurre la moglie, che ha le doglie, in ospedale, occupa la chiesa con tutta la famiglia e scopre che Marco, al di là delle belle prediche, come tanti altri preti, se ne infischia di chi è stato preso a calci dalla vita. Non pago, sul finale, Parrella simula di gettarsi giù da un palazzo in costruzione.

De Santis carica un po’ troppo il suo personaggio e lascia che si lanci in demagogici attacchi contro la Chiesa e la borghesia corrotta e, con le sue inutili e plateali proteste, finisce per diventare patetico e macchiettistico. Non è chiaro perché il regista laziale, (che si firma direttore artistico e non come regista), in questo film pessimista e senza speranza, non abbia puntato sui tormenti di Arduini, avvocato in carriera, assessore e futuro sindaco della città.

Alla sensuale Lucetta, De Santis non regala, per tutto il film, uno straccio di riflessione e lascia che, per accontentare il marito, accetti di giacere con l’affascinante e atletico prete.

Il regista si limita a mostrarla, completamente nuda e con il viso sofferente, mentre si lascia andare a quello che sembra un autentico supplizio. Andrea Checchi, nei panni del padre del rampante avvocato, è un vecchio ferroviere socialista in pensione. Yvonne Sanson, grande diva dei film strappalacrime di Matarazzo, al fianco di Amedeo Nazzari, interpreta la madre di Lucia. Maurizio Vandelli arrangia i Carmina Burana di Carl Off.

 

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