Due giovani sposi, Pierre Chateau (Wolfang Hillingher) e Natalie (Erna Schurer), sono in vacanza in Corsica. Mentre discorrono, lui ribadisce alla moglie che desidera avere un figlio, ma lei, che è al volante, inizia a innervosirsi e l’auto, che già procedeva a folle velocità, sbanda e finisce fuori strada.
I due sono illesi, ma Natalie ha una caviglia slogata. Pierre chiede ospitalità in una villa a due passi, di proprietà dei coniugi Minou (Adriana Bogdan) e Philippe Giraud (Marco Guglielmi/Wolfang Hillingher). L’auto è fuori uso, il meccanico non è disponibile e i padroni di casa offrono loro ospitalità.
Tra i quattro nasce subito un’immediata amicizia e Minou confida a Pierre che vorrebbe un figlio da lui. Nell’appartamento sbucano una bambola di pezza e degli acquarelli che appartenevano a Evelyne, la figlia dei padroni di casa, morta un anno e mezzo prima e Pierre vede una bambina che gioca di notte con una palla, stringe un orsacchiotto di pezza ed è in compagnia di Daly, un pastore tedesco.
Un’ispettrice (Rita Calderoni) piomba in casa per denunciare che Evelyne non frequenta la scuola, ma Philippe le conferma che la piccola è morta, travolta da una valanga e che non è stato mai ritrovato il suo corpo.
Sulla spiaggia sono trovate le impronte di una bambina e Philippe, dopo essere andato a letto con Natalie, le confida che, per non volere figli, si è fatto sterilizzare. Le apparizioni notturne di Evelyne sono sempre più frequenti e Pierre, dopo averla vista nuovamente apparire, ormai con la mente sempre più annebbiata, le spara contro, sotto gli occhi di Minou, Natalie e Philippe.
Insieme decidono di sotterrarla. Sopraggiungono delle persone che, insospettite dai loro comportamenti, chiedono spiegazioni. Pierre scava e scopre che il cadavere di Evelyne non c’è. Come in un loop, Minou e Pierre sono, nuovamente in auto, scampati miracolosamente all’incidente.
Quello che Pierre ha vissuto era solo un incubo. Sono di fronte alla villa di Minou e Philippe. Pierre è accolto da Dalì, festante. La realtà è quella che ha immaginato?
Nei titoli di coda compare una scritta, a firma Samuel Beckett: “In questa confusione, da qualche parte il pensiero si accanisce, anche esso lontano dal punto giusto e, a sua volta mi cerca dove non ci sono, non sa placarsi.”
Avallone, all’esordio, s’avvale del soggetto di Marco Guglielmi, anche in veste di attore e gioca tutto sulla mescolanza tra sogno/incubo e realtà. Piuttosto che puntare sulle possibili evoluzioni amorose tra i quattro protagonisti o scegliere dei toni più ironici e leggeri, inonda la vicenda con le considerazioni acide, sarcastiche e salaci di Natalie sul peso e gli effetti nefasti che i figli generano all’interno di una coppia.
Sulla sua stessa lunghezza d’onda Philippe che, come lei, detesta avere dei pargoli tra i piedi.
All’opposto, i due romantici Minou e Pierre che, pur desiderando sopra ogni cosa un figlio, stranamente, non vanno a letto insieme e non coronano, così, il loro sogno. Le strane apparizione e sparizioni di Evelyne non creano scompiglio e alla fine diventano solo un mero esercizio di stile, scontato, che non affascina, né intriga.
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