Pittsburgh. Il dr. Omalu Bennet (Will Smith), neuropatologo di origini nigeriane, è incaricato di effettuare l’autopsia su Max Webster (David Morse), cinquantenne leggenda del football americano della NFL (National Football League), che. abbandonata la famiglia, è morto come un barbone, dopo aver vissuto da solo in un’auto, e in povertà, Webster, inoltre, dopo aver accusato per mesi emicranie, era stato travolto da allucinazioni uditive e da una serie di disturbi mentali.
Il dottor Bennet scopre che l’ex stella di football, affetto da una malattia neurodegenerativa, nel corso delle azioni di gioco, aveva riportato delle lesioni al cervello, provocate dall’enorme quantità di colpi subiti alla testa. Bennett decide di pagare, a proprie spese, le indagini su questi soggetti e, proseguendo le ricerche su altri giocatori di football, scopre che sono morti suicidi o vittime di incidenti.
Nel frattempo, su richiesta del parroco della città, Bennet ospita a casa Prema Mutiso (Gugu Mbatha-Raw), una ragazza keniota, giunta in America, alla ricerca di maggiori opportunità. Raccolti i dati, il dottore pubblica un articolo su una rivista dove teorizza che i giocatori di football, colpiti da una sorta di Alzheimer precoce, sono affetti da CTE (encefalopatia traumatica cronica), una malattia degenerativa che colpisce il cervello.
Il suo articolo è un palese atto d’accusa conto la NFL e, dopo averlo minacciato, gli chiedono di ritrattare i risultati delle sue scoperte. Andre Waters (Richard T. Jones), altro campione, si suicida, sparandosi alla testa. Il dottor Julian Bailes (Alec Baldwin) appoggia le sue teorie e suggerisce a Bennett di continuare nella sua battaglia,
Le sue denunce hanno scosso l’opinione pubblica e, come prevedibile, Bennet è osteggiato perché sta minacciando gli investimenti milionari delle società di football e mandando in crisi i palinsesti dei media. Al fine di dare ancora più voce alle teorie di Bennet, prima di suicidarsi, un’altra ex stella del football dona il suo cervello alla scienza.
Un funzionario della Casa Bianca offre a Bennett di diventare patologo forense dell’America al servizio della CIA e dell’FBI, ma Bennet rifiuta e continua a lavorare in California. Melanconico il finale: Bennet osserva dei ragazzini, entusiasti, che si allenano a football e due stanno per impattare in un violento testa a testa.
Basato su un articolo di Jeanne Marie Laskas, il regista impagina un film didascalico e privo di forza visiva che procede senza strappi, Il ritmo è sonnecchiante e il dottor Bennet è descritto come il classico eroe che lotta da solo contro la potentissima lobby della NFL, contro i medici compiacenti e corrotti che, per evitare di perdere i loro benefici, per anni hanno taciuto sui danni cerebrali degli osannati campioni di football.
Per mostrare agli spettatori la violenza dello sport più amato negli States, il regista mostra alcune sequenze delle partite e degli allenamenti e insiste nel mostrare i violenti scontri fisici che avvengono durante una partita di football. In luogo del confusivo titolo in italiano, quello originale fa esplicitamente alla commozione cerebrale che colpisce i giocatori di football.
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