Vito e gli altri

20 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Vito e gli altri
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Napoli. La notte di Capodanno il dodicenne Vito (Nando Triola) vede il padre ammazzare moglie e figlia. Lui è misteriosamente risparmiato e dopo la tragedia, va a vivere a casa di zia Rosetta (Maria Rosaria De Cicco). Ma la donna , perennemente in bolletta, non ha tempo per dedicarsi a lui ed a Vito non resta che trascorrere le giornate davanti al televisore ed immergersi nei videogiochi. Sempre più solo e sbandato, marina la scuola ed entra a far parte di una baby gang che compie furti, scippi, rapine e taglieggia i commercianti della zona. Rinchiuso nel carcere minorile è violentato dai compagni di cella e di notte é tormentato da incubi. Scontata la pena, ritorna a vivere a casa della zia, fa la pipì a letto ed è sempre più frastornato e confuso. Deciso a diventare grande a tutti i costi, è reclutato insieme al suo amico Gaetano da un banda di camorristi ed addestrato a diventare un killer di professione.

Fulminante pellicola d’esordio del passionale e sanguigno regista napoletano, volutamente irregolare ed imperfetta che ruota intorno ad uno sfortunato adolescente, a cui sono stati rubati infanzia, affetti e sogni. Ripercorrendo i fasti del grande cinema neo-realistico italiano e strizzando l’occhio alla poetica pasoliniana, Capuano bandisce intenti sociologici e s’affida ad una scrittura asciutta ed essenziale. Senza cadere in facili pietismi, offre un quadro senza speranza sulla condizione nella quale versano i piccoli protagonisti della vicenda; c’è chi dorme per strada, chi si prostituisce o si buca, chi compie furti e rapine. A questi bambini soli, sbandati ed abbandonati, il regista, senza retorica, contrappone quelli festanti e felici che si esibiscono allo Zecchino d’oro e quelli sorridenti e perfettivi che compaiono nel mondo patinato della pubblicità e delle telenovele. Capuano non fa sconti a nessuno e regala pagine di grande cinema. Di grande impatto le scene dei bambini che, seduti su una sedia in mezzo alla strada, si rivolgono allo spettatore ed a turno, declamano (in dialetto) la loro filosofia di vita e gli obiettivi ai quali s’ispirano: “Prima cosa: Chi tiene i soldi deve morire. Seconda cosa: La camorra se non la fai tu, la fanno gli altri. Terza cosa: La televisione è più importante della mamma. E pure la droga. Quarta cosa: Quando fai lo scippo non aver paura. Quinta cosa: A me mi piace quello che faccio. Sesta cosa: Quando hai fatto un patto l’hai fatto e basta.”.

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