La cagna di Marco Ferreri – Francia, Italia– 1972– Durata 90’

29 Settembre 2026 | Di Ignazio Senatore

Giorgio (Marcello Mastroianni), disegnatore di fumetti, ha abbandonato la moglie (Corinne Marchand), che vive a Parigi con i figli, Paolo (Pascal Laperrousaz) e Valeria (Valérie Stroh) e, novello Robinson Crusoe, si è trasferito, con il suo cane Melampo, in un bunker, adibito ad abitazione, su un’isola deserta del Mediterraneo.

Liza (Catherine Deneuve), è su uno yacht con amici e, per un nonnulla, litiga con Ludwig, il suo uomo. Esasperata, si tuffa in mare e raggiunge la riva dell’isola, dove vive Giorgio.

Liza s’inerpica, scalza, sugli scogli e si procura una piccola ferita a un piede. Sofferente, chiede aiuto a Giorgio che, gentile e galante, la medica e le crea, all’istante, un paio di sandali. I due si annusano, si piacciono e la sera fanno l’amore.

L’indomani Giorgio accompagna Liza al porto, dove lei ritrova gli amici. Ma Liza è una donna inquieta e, attratta dal fascino misterioso di Giorgio, ritorna con lui sull’isola.

Giorgio, però, non si prende molto cura di lei e sembra voler comunicare essenzialmente con Melampo.

Liza si sente trascurata e, per sbarazzarsi di Melampo, chiede al cagnolino di seguirla in alto mare, facendolo, di fatto, affogare.

Dopo aver confessato a Giorgio di averlo ammazzato, Liza indossa il collare di Melampo e, comportandosi come l’amato cagnolino, esegue in silenzio gli ordini impartiti da Giorgio, che la costringe a dormire nella cuccia e la minaccia con un bastone, se non obbedisce ai suoi comandi.

Paolo raggiunge il padre sull’isola e gli comunica che la madre ha tentato il suicidio, tagliandosi le vene dei polsi, e che vorrebbe vederlo. Giorgio, pur consapevole che la moglie spera di far leva sui suoi sensi di colpa, vola a Parigi e chiede a Liza di attenderlo sull’isola.

Giorgio incontra nella capitale francese un vecchio amico, (Michel Piccoli), e gironzolando fuori a un bar s’imbatte in un paio di Hare Krishna, che cantano e inneggiano al loro Dio.

Liza, però, ben presto, lo raggiunge a Parigi. Preso atto che niente lo lega all’ex moglie e alla sua famiglia, Giorgio ritorna con lei sull’isola.

Trascorrono giorni e il mare in tempesta porta via al largo il gommone a motore che permette loro di rifornirsi di cibo sulla terraferma.

Giorgio e Liza non hanno più scorte di viveri e, allora, lui prova a far ripartire un trabiccolo a elica, residuato della Seconda Guerra Mondiale, abbandonato da tempo sull’isola, che vernicia rosa.

Ma la benzina non è sufficiente per farlo decollare e il film si chiude con il fermo immagine dell’aereo fermo su una pista.

Ferreri dirige una vicenda che, come le precedenti, è ammantata da un tocco di velata malinconia. Da un lato Giorgio, un intellettuale che prova, invano, a ricercare se stesso, isolandosi e tagliando i ponti con il passato (la moglie, i figli, la metropoli, la società…).

Dall’altro Liza, una donna giovane, affascinante, elegante, stufa degli amici borghesi e di una vita vuota, fatta di nulla. Tra i due nasce una curiosità e un interesse che resta sopito, sia perché Giorgio è emotivamente spento, sia perché Liza, culturalmente distante e troppo snob, non riesce a comprendere la scelta di Giorgio di vivere, come un eremita, isolato dal mondo.

C’è chi ha letto, erroneamente, questo apologo di Ferreri come la conferma di una sua misoginia, con la donna schiavizzata, trattata come un cane agli ordini del maschio dominatore.

I veri focus del film sono, invece, la solitudine che attanaglia i due protagonisti (Giorgio non è felice né a Parigi, né sull’isola, al pari di Liza, che non lega né con gli amici, né con Giorgio) e l’impossibilità di trovare una via d’uscita dalla società contemporanea.

Nel corso della vicenda, Ferreri mostra delle immagini del suo doc Perché pagare per essere felici? Tra i brani Creola, tango composto nel 1926 da Ripp.

Tante le differenze rispetto a Melampus, romanzo di Ennio Flaiano, scrittore e sceneggiatore tra i più arguti del nostro cinema, al quale il film è liberamente ispirato.

Innanzitutto lo scrittore pescarese ambienta la vicenda in America, tra New York e Los Angeles e non su un’isola deserta. Il protagonista è Giorgio Fabro uno sceneggiatore, volato da Roma agli States per trovare ispirazione per uno script da tradurre poi sul grande schermo.

Florence Baker è la sua segretaria e ha il compito di annotare i suoi appunti e le sue riflessioni sull’America. Libera e spigliata, è proprietaria di un cane di nome Melampo.

Florence si sposa e affida per un po’ Melampo a Giorgio, che incontra Liza Baldwin, una donna colta, moderna e elegante, che, ha girato mezza Europa e che, per curiosità, scopre che Melampo, invece del cane presente nel Pinocchio di Collodi, era un mitico veggente greco, che aveva il dono di capire la voce degli animali.

Liza e Giorgio si frequentano, vivono insieme e, lei, quasi per gioco, dopo aver scoperto che Melampo era finito sotto le ruote di un autocarro, inizia a comportarsi, anche in pubblico, come un cane. Il romanzo, infine, non ha un epilogo tragico come nel film e si chiude con Giorgio che sta leggendo placidamente sul divano una biografia di Wolfang Goethe.

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