Colpo di Stato di Luciano Salce Italia– 1969– Durata 105’ – B/N

9 Settembre 2026 | Di Ignazio Senatore

Alla vigilia delle elezioni politiche italiane in Italia del 1972, Luciano Salce intervista candidati alle politiche, prelati, giovani e gente comune per conoscere il loro orientamento politico.

Tutti gli osservatori concordano per un‘ennesima vittoria della Democrazia Cristiana e il presidente degli Stati Uniti, Lyndon B. Johnson (Robert H. Marbourtie) dichiara di non essere preoccupato per l’esito del voto.

Il presidente del Consiglio scongiura l’ipotesi di brogli elettorali e annuncia che dagli USA è in arrivo Lilly, un computer, progettato dall’ingegnere Steffen Zacharias (George Bradis), che, dopo averli conteggiati, comunicherà al Paese l’esito del voto.

I funzionari dei partiti attendono trepidante l’esito elettorale e, poiché, nelle prime battute dello spoglio, la coalizione governativa sembra in netto vantaggio, i partiti di maggioranza e di opposizione sono già al lavoro per le dichiarazioni di rito da rilasciare alla stampa.

Ma l’opposizione risucchia sempre più punti e il computer, conteggiati i voti, decreta che i comunisti hanno vinto nettamene le elezioni.

Si scatena il panico e i partiti di governo, per evitare che la notizia si diffonda in televisione, allarmati, allertano i funzionari della RAI e impongono loro di mandare in onda un documentario su Brunelleschi e dei brani musicali, cantati da una giovane cantante emergente (Anna Casalino).

Il presidente del Consiglio (Arturo Plebani) informa l’ambasciatore degli Stati Uniti, che, a sua volta, telefona al presidente americano. Dopo uno scambio con i vertici del Pentagono, le forze speciali americane sono pronte a invadere l’Italia.

I cardinali e i vertici del Vaticano, dal canto loro, dopo aver immaginato che i comunisti sono pronti a un bagno di sangue, loro malgrado, devono accettare l’esito delle urne.

Gli esponenti della maggioranza convocano, allora, la delegazione del Partito Comunista e confermano loro che hanno vinto le elezioni.

Con loro grande sorpresa, Longo (Raffaele Triggia), capo della delegazione, comunista, accusa la maggioranza di aver barato, manipolando l’esito del voto.

Inoltre, dal momento che l’America è pronta a invadere l’Italia, per garantire la pace nel mondo, di comune accordo, hanno deciso di non dar credito all’esito delle urne.

Gli esponenti della DC sono allibiti, ma felici e contenti, restano ai loro posti di potere, e i comunisti all’opposizione. Sul finale, l’ambasciatore americano impone all’ingegnere Zacharias di distruggere Lilly.

Sceneggiato dallo stesso Salce, insieme ad Ennio De Concini, il film è un prodotto anomalo rispetto al panorama nazionale.

In questo mockumetary fantapolitico, Salce mescola commedia, cinema verità e un reportage- inchiesta e impagina una satira politica che al tempo, fu stroncato dalla critica e fece flop al botteghino.

L’idea che il successo dei comunisti alle elezioni scatenasse il panico, non solo tra industriali, affaristi e galoppini, ma anche nel Vaticano e nell’alta borghesia, era reale e, parimenti, l’ipotesi che gli USA intervenissero militarmente per ristabilire il vecchio potere democristiano, non era poi così peregrina.

In questo omaggio al metacinema, Salce offre un gustoso spaccato caricaturale di un’Italia cialtrona e serva dell’America, ma il film, seppur coraggioso, è troppo sfilacciato e. il finale, con la rinuncia dei comunisti a salire al potere, in nome della pace del mondo, appare poco credibile.

Non mancano, però, i graffi. Su tutti la scena che mostra una monaca che accompagna in cabina un anziano, che presumibilmente ha votato DC, e si scopre che il vecchietto era morto da tre giorni.

Caustica quella, che compare sul finale, che mostra un esponente comunista che elenca la sfilza di tutti gli Enti e i centri di potere governati dai democristiani.

Salce lascia che un coro lirico, di volta in volta, commenti, ironicamente, gli sviluppi della vicenda e introduce, a contorno, un fotografo d’alta moda (Dimitro Tavarov). che immortala delle modelle e una fidanzata (Orchidea De Santis), più interessata all’esito del voto che ad amoreggiare con il moroso. Identico all’originale il sosia di Lyndon B. Johnson.

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