Dopo dodici anni di fidanzamento, Petrita (Mari Cay Carrillo), donna decisa e autoritaria, vuole sposarsi ma Rodolfo (Josè Luis Lòpez Vasquez), il fidanzato, impiegato presso un negozio di caramelle, vive in affitto nell’appartamento di Donna Martina Rodriguez (Concha Lopez Silva), vedova ottantenne, assieme a Meri (Clelia Conde), una prostituta, e Dimas (Josè Cordero) un callista che riceve in una stanzetta i suoi clienti. Rodolfo è un tipo tranquillo e abitudinario e non ha nessuna voglia di mutare il proprio stile di vita, ma Petrita non gli dà tregua e insiste perché trovi al più presto una soluzione.
Si rivolgono, quindi, al proprietario dell’appartamento (Marco Ferreri), che, sordo alle richieste, fa sapere loro che, alla morte di Martina, titolare del contratto d’affitto, si libererà degli inquilini, sfrattandoli.
Donna Martina è una vecchietta dolce, simpatica e arzilla e, allora, Petrita, con la scusa che Rodolfo si prenderebbe cura di lei, la convince a sposarlo, così il giorno della sua morte, Rodolfo potrà ereditare la titolarità del contratto d’affitto.
Passa del tempo. Rodolfo, animo sensibile, si affeziona a Donna Martina e quando la vecchietta muore, è l’unico presente al suo funerale.
Petrita, invece, cinica e risoluta, non ci pensa due volte, caccia via gli altri inquilini e si piazza nell’appartamento.
Pellicola d’esordio di Marco Ferreri e prima in terra di Spagna, che segna anche la nascita del lungo e fruttuoso sodalizio tra lui e lo sceneggiatore Rafael Azcona.
Il tono è quello della commedia sociale e la vicenda, divertente, punta il dito sulla crisi delle abitazioni (il pisito, in spagnolo, indica un piccolo appartamento) e mette in campo Rodolfo, il classico uomo passivo e dipendente, dominato da una donna energica e dispotica, che lo tratta come un burattino. Rodolfo accetta tutto in silenzio, non si ribella mai e, sul finale, prende atto che, alla morte della vecchietta, il futuro non sarà per lui roseo, ma, al contrario, gli riserverà altre disavventure.
Avvolgente la colonna sonora firmata da Federico Contreras. Per imposizioni sindacali del governo franchista, Ferreri fu affiancato, sulla carta, dal regista Isidoro M. Ferri. Da incorniciare la fotografia fortemente contrastata di Francisco Sempere. Premio Fipresci al Festival di Locarno.
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