Los chicos di Marco Ferreri – Spagna – 1959 – Durata 90’ – B/N

19 Settembre 2026 | Di Ignazio Senatore

Madrid, fine degli anni Cinquanta. Quattro amici non hanno ancora compiuto diciott’anni. Chispa (Josì Luis Garcia), dà una mano all’edicola di giornali del padre; Andrés (Josè Serra), lavora come fattorino in un albergo ma sogna di diventare torero; Joaquín (Joaquin Cascales Zarzo), detto el Negro, è meccanico e Carlos (Alberto Jimènez), il più borghese della compagnia, studia.

E’ sabato sera e Chispa, Andrès e Joaquin vanno al cinema, ma il film è vietato ai minori e uno zelante addetto del cinema blocca loro l’ingresso.

Crispa e Andrès si ritrovano da soli a gironzolare per la città e incontrano Maria, una bella ragazza che, dopo aver accettato un fiore che le hanno offerto, va via con il suo uomo. I quattro ragazzi trascorrono le giornate stancamente e non mancano i rimbrotti dei genitori che li accusano di tirare tardi la sera e non pensare a lavorare e a studiare.

Un giorno i quattro vanno con delle ragazze a un Luna Park, danzano con loro, ma poi, ritornano svogliatamente alle loro occupazioni. 

La madre di Carlos è tutta intenta a far attintare e ristrutturare l’appartamento; quella di Andrès è sempre più triste e preoccupata perché il marito vive lontano da casa e si sente sola e abbandonata.

I giorni passano e l’unico che prova a dare una svolta alla propria vita è Andrès, che decide di lanciarsi nell’arena dei tori.

Secondo lungometraggio spagnolo di Ferreri, girato con interpreti non professionisti.

Il regista milanese traspone sul grande schermo un soggetto di Leonardo Martin, s’affida a dei lunghi piani sequenza, e impagina una storia abbastanza verbosa, di taglio quassi documentaristico, che ruota intorno a quattro adolescenti timidi, insicuri, senza il becco di un quattrino, che sognano che il futuro riservi loro una vita migliore.

Alla ricerca di se stessi, discutono in strada di calcio, leggono Marca, il giornale sportivo più venduto, e, seppur disillusi e disorientati, in qualche modo sconfitti, tirano avanti senza mettersi nei pasticci. 

Il ritmo è un po’ lento, ma non mancano le scene delicate; su tutte quelle che mostra Andrès che, con la sua ragazza, di fronte a degli specchi deformanti del Luna Park, si scambiano delle timide effusioni. Il film, meno divertente e caustico, della trilogia spagnola di Ferreri, ebbe dei problemi di censura nella Spagna franchista che, di fatto, impedì la distribuzione del film.

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