Agnese di Dio (Agnes of God)di Norman Jewison- USA – 1985 – Durata 98’

1 Dicembre 2020 | Di Ignazio Senatore
Agnese di Dio (Agnes of God)di Norman Jewison- USA – 1985 – Durata 98’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Agnese (Meg Tilly) una suora del convento di clausura delle Piccole Suore di Santa Maria Maddalena da alla luce un neonato,  trovato morto, soffocato in un cestino. Scoppia lo scandalo ed alla psichiatra Martha Livingston (Jane Fonda) è affidato l’incarico di stabilire se Agnese sia inferma o sana di mente, Ruth (Anne Bancroft) la madre superiore, una donna arcigna e severa,  conferma che, ad eccezione dell’incanutito padre Martineau (Gratin Gelinas) nessun uomo è mai entrato in convento e ribadisce che Agnese è una ragazza candida ed innocente. Il vescovo fa pressioni sui giudici affinché il caso venga al più presto archiviato ma la dottoressa vuole andare fino in fondo e scopre che Agnese, in passato, soffriva di allucinazioni e che per un lungo periodo aveva smesso di mangiare perché, a suo dire, Dio glielo aveva ordinato. Dopo averla ipnotizzata, Agnese regredisce e, tra le lacrime, confessa che, in un stato d’alterata coscienza, aveva ucciso il neonato per restituire a Dio il frutto di un  precedente errore. Considerata inferma di mente è affidata nuovamente alle suore del convento.

Jewison tratta un tema spigoloso e, alla testarda e mai doma dottoressa Livingstone, contrappone la tenace ed inflessibile Ruth che continua a ripeterle che la gravidanza di Agnese è frutto di un miracolo divino. Il regista smorza i toni della vicenda ed attento a non scivolare nel torbido lascia che le risposte di Agnese sullo scottante tema della gravidanza siano avvolte da un alone quasi magico e fiabesco: Nel corso della vicenda la dottoressa, travestitasi da detective, scopre che la madre di Agnese era un’alcolizzata sadica e violenta. Alla sua morte Ruth, invece di aiutare la piccola Agnese ad inserirsi nel mondo, l’aveva condannata a vivere in convento al suo fianco e, per tenerla soggiogata a sé, l’aveva imprigionata in quella gabbia, senza permetterle di tuffarsi nella vita e fornirle le più elementari informazioni sul sesso e sugli ipotetici rischi di una maternità. Da una pièce di John Pielmeyer.

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