Bellocchio: “Napoli, una scuola di recitazione”

26 Novembre 2019 | Di Ignazio Senatore
Bellocchio: “Napoli, una scuola di recitazione”
Ignazio Senatore Intervista...
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Marco Bellocchio è stato ospite ieri del primo appuntamento “Maestri alla Reggia”, la rassegna di incontri dedicata ai protagonisti del cinema italiano, realizzata dall’Università Vanvitelli, con la direzione artistica di Remigio Truocchio, in collaborazione con il magazine digitale di cinema Hot Corn, diretto da Andrea Morandi. Una carriera folgorante quella del regista piacentino, coronata da tre David di Donatello, otto Nastri d’Argento e sei Globi d’oro.

Nonostante i tanti premi ricevuti, tante le incomprensioni con la critica.

“Non sono scontento di come mi abbia trattato la critica. Sono solo stato stroncato, seppure con rispetto, nel periodo “fagiolano”, perché non ero capito. Scrivevano che ero succube di Massimo Fagioli e mi davano  perduto come autore.”

Roberto Herlitzka mi confessò che aveva recitato ne “Il sogno della farfalla” e non aveva capito niente.

“Si, perché è il film più lontano dalla mia biografia. Era una sfida. Io stesso credo di non averlo capito mentre lo giravo, ma molto dopo.” 

E’ in corsa per l’Oscar come miglior film straniero con “Il traditore”, la sua ultima opera. Crede nella vittoria?

“Non ci credo e certo non lo dico per scaramanzia. L’ho presentato negli Stati Uniti, ma credo sia un gioco più grande di me. E non lo dico in senso rinunciatario, ma perché credo di essere realista.”

Quando la intervistai qualche mese fa, scherzando, le dissi che il vero “traditore” del film era lei, perché aveva tradito il suo cinema.

“Me l’ho ha detto, ironicamente, anche un altro critico cinematografico, Adriano Aprà. Non ho tradito nessuno, tantomeno me stesso. Anche se è un film di genere, nel film c’è tutto il mio sguardo.”

Ha diretto tantissimi attori, da Lou Castel ne “I pugni in tasca”, il suo primo film, a Pier Francesco Favino ne “Il traditore”. Chi, tra i tanti, l’ha sorpreso di più?

“Michel Piccoli in “Salto nel vuoto”,  anche perché era doppiato dal napoletanissimo Vittorio Caprioli e questo sdoppiamento era formidabile. E poi Favino, un grande attore, un costruttore di personaggi.”

E tra le attrici?

“Giovanna Mezzogiorno in “Vincere”, ma anche Maruschka Detmers ne “Il diavolo in corpo”.

Come mai non ha girato ancora nessuno film a Napoli?

“Non mi è arrivato un soggetto adatto. Napoli è una scuola di recitazione ed il napoletano un valore aggiunto ma anche una lingua abusata, diventata convenzionale. Tutti la usano, la storpiano. Quando si arriva però alla sua purezza è una vera ricchezza. Penso al napoletano, alla lingua di Eduardo. E poi Napoli mi sta accerchiando; mia moglie sta montando “L’amica geniale”.

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno – 26-11-2019

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