Il fornaio Luigi Bertò, detto Bubù (Antonio Falsi), smette di lavorare, e, sommerso di debiti, impone a Berta (Ottavia Piccolo), una lavandaia, innamorata di lui, di prostituirsi e si propone come suo protettore.
Seguendo il cammino intrapreso anni prima dalla sorella Bianca (Gianna Serra), pur vergognandosi, Berta, per amore di Bubù, accetta.
Incontra Piero (Massimo Ranieri), un ragazzo romantico e idealista, venuto dalle Valli, e gli racconta che ha perso la madre quando aveva tredici anni, morta nel mettere la mondo il figlio Sergio.
Berta ha bisogno di soldi per pagare l’affitto, comprare scarpe e abiti, ma prova a gestire il proprio tempo e a non finire suicida, come una prostituta, amica sua.
Berta si ammala di sifilide e Bubù, per amore, le chiede di contagiarlo. Ricoverata al Sacro Cuore, Piero le scrive che ha contratto la sifilide per colpa sua.
Berta vorrebbe curarsi e restare a riposo e chiede a Bubù di riprendere a lavorare, ma lui la deride e le ribadisce che non è più disposto a spezzarsi la schiena per quattro spiccioli.
Dopo aver proposto a Giulio (Gigi Proietti) di fare assieme un colpo, Bubù tenta una rapina, ma ferito, è arrestato e finisce in galera.
Berta esce dall’ospedale, va a vivere da Piero, che l’accoglie amorevolmente. Alla morte del padre, Berta decide di ritornare a prostituirsi per comprare un vestito nero da indossare al funerale.
Berta comunica a Piero che, abbandona il marciapiede e vuole riprendere a lavorare. Bubù esce di prigione e, spalleggiato da Giulio, irrompe a casa di Piero, lo minaccia e impone a Berta di riprendere a prostituirsi. Prima di salutarla, Piero è costretto a pagare la notte che Berta ha passato con lui.
Bolognini punta nuovamente sulla coppia Ranieri – Piccolo, già protagonisti di Metello, e, per problemi di budget, non ambienta la vicenda a Parigi, come descritto nel romanzo al quale è ispirato, ma tra Torino e Milano.
Il regista pistoiese s’ispira visivamente agli espressionisti (e su tutti a Henry de Toulouse – Lautrec) ed è attento alla ricostruzione storica, alla cura degli ambienti e impreziosisce la vicenda con i magnifici costumi, firmati da Piero Tosi
In questo melodramma, impaginato con stile naturalistico, la vicenda si snoda intorno alla figura tragica di Berta, una donna divisa tra due uomini: Bubù e Piero.
Bubu, egoista, violento e senza scrupoli, la picchia e la costringe a prostituirsi, anche quando, fiaccata dalla malattia, non si regge in piedi,
Piero, è invece, uno studente educato e dalle buone maniere, privo, però, di quel fascino che possiede il tenebroso e mefistofelico di Bubù.
Nel corso del film, con un pizzico di cinismo, Berta ironizza sulla propria condizione: “Non è niente. Sono una donna che batte il marciapiede. Più scendo in basso, più mi sento sollevata. La vita non ha fatto niente per me. Allora perché non darle tutto fino alla fine?” A Piero, preoccupato per il suo stato di salute, risponde: “Le notti sono preziose e brevi. Ogni notte perduta è un giorno senza pane.” e, successivamente, con un pizzico di cinismo, taglia corto: “Guarda, vivo mangiando mercurio.”
A ben vedere, più che Bubù, Ersilia e Piero, i veri protagonisti della vicenda sono i flagelli della sifilide e della miseria che colpiscono i poveri diavoli. Piccolo e Ranieri non vanno oltre la sufficienza. Brani di Leo Ferrè e Giorgio Gaber.
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