Christian De Sica: “Amo raccontare il mondo delle persone perbene e affettuose”

14 Novembre 2019 | Di Ignazio Senatore
Christian De Sica: “Amo raccontare il mondo delle persone perbene e affettuose”
Ignazio Senatore Intervista...
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Christian De Sica ha girato il suo nuovo film a Napoli dove suo padre Vittorio, che ha diretto veri capolavori.

Un omaggio alla città e a suo padre?

“Questo horror-comedy che ironizza sulla presenza di fantasmi non avrei potuto che ambientarlo a Napoli, anche se, in verità, sono tre le città esoteriche italiane; Torino, Trieste e appunto Napoli.

Volevo ringraziare i napoletani per l’accoglienza durante la lavorazione del film e soprattutto mi andava di raccontare una Napoli che non era quella criminale ma quella che mi fa ricordare Peppino ed Eduardo De Filippo, Totò, Salvatore Di Giacomo, Pino Daniele e Troisi. Una Napoli popolata da persone gentili, perbene, affettuose, che deve essere rappresentata al cinema per com’è e non come appare in certe serie. E poi a Napoli ci sono più fantasmi che a Londra!”

A proposito di fantasmi, nel corso della lavorazione del film, si è imbattuto in qualche episodio divertente?

“Dovevamo girare in un palazzo antico nel cuore della Sanità. La proprietaria mi disse che la casa era popolata di fantasmi. Mi sono seduto su una poltrona, ho accavallato le gambe e ho iniziato a fumare un sigaro. Un attimo dopo la signora mi ha mostrato una foto; era quella di un fantasma, seduto su quella stessa poltrona, con il mio stesso atteggiamento e con un sigaro in bocca.”

Nel film ha diretto diversi attori napoletani. Tra questi Carlo Buccirosso, Tommaso Bianco e la giovanissima Valentina Martone

“Per questo film avevo bisogno di attori a tutto tondo, perché non era facile trovare chi ha due toni e riesce a passare facilmente da un registro comico a quello che scatena paura.”

Ha sempre detto che andrà a vivere a Castellamare di Stabia

“Ho una barchetta e ogni tanto vado per mare. Del resto mio padre è nato a Sora per caso. I miei nonni sono di Giffoni Valle Piana e allo zio di mio padre, che era stato il maestro di Caruso, hanno intitolato una strada a Salerno.  E poi che dire? I napoletani m capiscono al volo, nelle altre città non è così.”

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno – 14-11-2019  

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