Correndo con le forbici in mano (Running with scissors) di Ryan Murphy – USA – 2006 – Durata 122’ – V.M 14

18 Novembre 2020 | Di Ignazio Senatore
Correndo con le forbici in mano (Running with scissors) di Ryan Murphy – USA – 2006 – Durata 122’ – V.M 14
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Il matrimonio di Deirdre (Annette Bening) poetessa nevrotica ed insoddisfatta e di  Norman (Alec Balwin), insegnante di matematica frustrato ed alcolizzato, è ormai alla frutta. Deirdre crolla e s’affida alle cure del dottor Finch (Brian Cox), uno psichiatra bizzarro e senza scrupoli che non disdegna di ripulire i pazienti di tutti i loro averi. Augusten Burroughs (Joseph Cross),  il figlio adolescente della coppia è adottato dal dottore e va a vivere con lui, con la moglie Agnes (Jll Clayburg) e le sue figlie, la stralunata Hope (Gwynette Paltrow) e la ribelle Natalie (Evan Rachel Wood). Deirdre ha una storia con la sensuale Fern (Kristin Chenoweth)  ed Augusten, divenuto l’amante di Neil Bookman (Jospeh Fiennes) un ex paziente del dottore, da alle stampe la propria autobiografia.

Nel dirigere una feroce, grottesca e dissacrante critica sulla deriva americana degli Anni Settanta, il regista imprime alla pellicola una doppia velocità; intrigante, demenziale e divertente nella prima parte, irritante e verbosa, nella seconda. I personaggi che sfilano sullo schermo sono dotati di un tocco anarchico ed  irriverente ma con il progredire della vicenda le loro nevrosi ed i loro tic diventano troppo caricaturali. Non mancano le scene gustose (Agnes sgranocchia croccantini per cani mentre guarda in Tv le repliche di Dark Shadows, una vecchia serie horror, Natalie, per gioco, vuole sottoporre Augusten ad un elettroshock) qualche esilarante ed ironica presa in giro della psicoanalisi (il gatto di Hope si chiama Freud e Finch ha allestito un “masturbatorium”, una stanza attigua al proprio studio dove può sprigionare le proprie istanze autoreotiche) ma il tono volutamente scanzonato finisce per diventare il limite del film. Il dottor Finch  è descritto come uno psichiatra che apparentemente paterno ed affettuoso ma in realtà è un furfante, professionalmente utilizza dei metodi poco ortodossi, ha delle idee tutte sue sulla famiglia (un ragazzo dovrebbe scegliere i propri genitori a tredici anni) ed ha l’hobby di adottare i suoi ex pazienti per gettarli poi sul lastrico. Il titolo del film rimanda a quella sensazione di estrema precarietà, incertezza e confusione che vivono i protagonisti.

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