Gabriele Salvatores: “Sto pensando di girare un nuovo film a Napoli”

28 Novembre 2019 | Di Ignazio Senatore
Gabriele Salvatores: “Sto pensando di girare un nuovo film a Napoli”
Ignazio Senatore Intervista...
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Gabriele Salvatores è il secondo ospite di “Maestri alla Reggia”, la rassegna di incontri dedicata ai protagonisti del cinema italiano, realizzata dall’Università Vanvitelli, con la direzione artistica di Remigio Truocchio, in collaborazione con il magazine Hot Corn.

E’ nato a Napoli ma poi all’età di sei anni si trasferì a Milano con la tua famiglia.
“Mio padre era avvocato e condivideva uno studio, ben avviato, fondato dal nonno. Era il dopoguerra, c’era la crisi e “dovette” accettare la proposta di una società assicurativa e trasferirsi a Milano. Erano gli anni che Visconti descrisse poi sapientemente in “Rocco e i suoi fratelli”, quelli dei cartelli “non si fittano ai meridionali”.

Fu, quindi, un impatto traumatico per lei.
“Si, anche perché tifavo il Napoli e finivo sempre per fare a botte con i coetanei che mi “costrinsero” a tifare per una squadra milanese e scelsi l’Inter perché aveva il colore azzurro nelle maglie.”
Come mai non si é ribellato ed ha continuato a tifare per la sua squadra del cuore?
“Il mio carattere mi spinge a sentirmi di far parte di un gruppo, di una tribù. Vivere a Milano in quegli anni era una vessazione continua. Anni dopo ho diretto un documentario su quegli anni Sessanta e ricordo i milanesi che intervistavo che mi dicevano: “Dobbiamo ringraziare i “terroni”. Senza di loro non ce l’avremmo fatta.”

La sua esperienza artistica è nata con il Teatro dell’Elfo. Martone ha portato sul grande schermo “Il sindaco del Rione Sanità”. C’ è qualche testo teatrale napoletano da cui trarrebbe un film?
“Anni fa avevo pensato di fare un film da “L’arte della commedia” che mi appassionava sin dal titolo. Il punto è che Eduardo utlizza nel testo delle parole meravigliose, delle sfumature così particolari, dei suoni, che è difficile riprodurre sullo schermo.”

Da “milanese”, cosa pensa della rappresentazione ormai serializzata di Napoli sullo schermo?
“Napoli è anche una città “nera”. Ma il parlare costantemente della malavita, mi sembra un’operazione di moda, come se volessero strizzare l’occhio ai film Martin Scorsese e, invece di ambientarli in America, scelgono Napoli come locatione. Mi da fastidio l’idea di un napoletano che fa il cattivo e maneggia sempre una pistola che punta alle tempie di qualcuno.”

Una visione abbastanza limitata di una citttà ricca di storia e di cultura
“Napoli è anche una città “nera”, ma si è dovuta adattare ai dominatori che l’hanno conquistata. I napoletani sono sempre riusciti a prendere dalle loro culture parole, cibi ma, in questo sono simili agli italiani e, come in “Arlecchio servitore di due padroni”, hanno appreso l’arte di arrangiarsi.”
La sua filmografia è vastissima. Quale tra i tanti crede possa rappresentare Napoli?
“A Napoli ho girato “Denti”, ma non credo che la rappresenti nella sua compessità. Napoli è un po’ sparsa in tutit i miei film, basti pensare alla mia visione del mondo e della vita. Credo che “Nivana”, forse, un film di fantascienza coloratissimo, sospeso tra l’onirico e il surreale la sposi al meglio.”

Girerebbe un altro film a Napoli?
“E’ un’idea che accarezzo da tempo. Ricordo ad esempio, un episodio divertente a cui assistetti anni fa. C’era una turista americana che voleve fotogrtafare una vecchietta e c’era un bambino che si metteva in posa, coprendola, una, due, tre volte. E fu allora che la vecchietta gli urlò: “Te ne vuoi i? Non vire che sto facendo a vecchia?”

Potrebbe essere l’occasione per un secondo Oscar
“Quell’Oscar mi ha generato una serie di sensi di colpa perché lo ritenevo immeritato. Da allora, forse per reazione, ho iniziato a sperimentare e a sentire che dovevo esplorare continuamente una nuova estetica. Ogni volta che dirigo un nuovo film, infatti, tutti mi chiedono: “come mai ?”

E’ stata annunciato il concerto di Paul McCartney in Piazza Plebiscito, una conferma sempre più dell’internazionalizzione di Napoli.
“Sono nato in Via Solitaria e dalla finestrella di casa mia vedevo la piazza. Mi dispiace non godermi il concerto di McCartney.”

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno 28.11. 2019

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