Gun shy – Un revolver in analisi (Gun shy) di Erik Blakeney – USA – 1999 – Durata 101’

21 Gennaio 2021 | Di Ignazio Senatore
Gun shy – Un revolver in analisi (Gun shy) di Erik Blakeney – USA – 1999 – Durata 101’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Charlie (Liam Neeson), agente speciale del DEA, nucleo speciale antidroga della polizia di New York, deve infiltrarsi in una banda composta dal temuto e feroce Fulvio Nesstra (Oliver Platt), un gangster da strapazzo, vittima della moglie fallica che lo tratta come uno zerbino. Charlie entra in contatto con Fidel (Josè Zuniga), il boss rivale, e con Estuvio (Michael Delorenzo) un narcotrafficante colombiano senza scrupoli. La posta in gioco è molto alta e Charlie inizia ad somatizzare sempre più la propria ansia. Sempre più insonne, teso e nervoso decide di affidarsi alle cure del dottor Jeff Bleckner (Michael Mantell), uno psicoterapeuta che gli suggerisce una terapia di gruppo. Dopo qualche resistenza, Charlie s’integra perfettamente con gli altri pazienti; un signore costretto a comportarsi da duro per non essere travolto dalla vita, un uomo che si morde la lingua o il palmo della mano ogni qual volta vorrebbe fare o dire qualcosa di sconveniente e due manager in crisi e sotto stress. Charlie s’infiltra nell’organizzazione e come prevedibile rischia di lasciarci la pelle. Lo salvano, all’ultimo istante, Judy (Sandra Bullock), una dolce infermiera che si è innamorata di lui ed i quattro pazienti mattacchioni. Insieme riusciranno a mettere le mani su un bel malloppo che faceva parte della trattativa ed a fuggire  via a bordo di un motoscafo.

Commedia senza pretese che mantiene un buon ritmo e che scivola addosso senza lasciare traccia. Il regista più che all’introspezione psicologica dei personaggi punta sulla commedia ed inanella una serie di gag che dovrebbero strappare le risate dello spettatore. Ma le trovate sono fiacche e la sofferenza di Charlie è talmente ridicolizzata da apparire impalpabile. Le sedute di gruppo sono però divertenti ed il dottor Bleckner si limita, senza colpo ferire, ad ascoltare le bizzarre storielle dei pazienti.

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