I disturbi del sonno sul grande schermo

15 Maggio 2020 | Di Ignazio Senatore
I disturbi del sonno sul grande schermo
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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La notte è, per eccellenza, il territorio dei sogni; ansie, preoccupazioni, angosce, sensi di colpa possono popolare la mente di chi è tra le braccia di Morfeo, squarciandone, improvvisamente, il sonno. Chiudere gli occhi significa spalancare le porte dell’inconscio ed un certo cinema di genere, specie quelli ad alto tasso adrenalinico (thriller, horror, giallo e poliziesco) ha rappresentato, con rara sapienza, lo stato d’ansia di chi, di notte con il cuore a mille, si ritrova con la fronte perlata dal sudore, le mani tremanti e lo sguardo sbarrato e fisso nel buio.

Con l’insonnia nulla è reale. Tutto è una copia, di una copia, di una copia. Quando soffri d’insonnia non sei mai realmente addormentato e non sei mai realmente sveglio” dichiara Tyler, il protagonista di Fight club.

Tra le centinaia di pellicole sul tema, alcune (L’uomo senza sonno, Non ho sonno), sin dal titolo, fanno uno specifico riferimento al grave stato d’insonnia che si è impossessato del protagonista; altre mostrano, invece, sullo schermo, in maniera spesso divertente e dissacrante, chi soffre di sonnambulismo (Donne e veleni, Carmela è una bambola, La sonnambula). Non mancano i soggetti narcolettici (Belli e dannati, 20 centimetri), quelli affetti da catalessia (Sepolto vivo) o personaggi che affidano i propri tormenti esistenziali alla “cura del sonno” (L’aculeo della morte). Un capitolo a parte, meritano quelle pellicole che mostrano i pazienti in coma; dai fanta-horror (Aenigma Brain wawes Onde cerebrali, Patrick) ai thriller (The Cell, Vivere nel terrore) dai comici (Un amore tutto suo, Goodbye Lenin!) ai drammatici (Parla con lei) a quelli d’azione (Duro da uccidere). Il migliore sul tema è certamente Insomnia di Christopher Nolan (2002), la cui vicenda ruota intorno al detective Dormer (Al Pacino) che, dopo aver commesso un delitto, divorato dai sensi di colpa, non riesce più a chiudere occhio. Lo scrittore Finch (Robin Williams) lo scopre, lo ricatta e, avendo compreso che è insonne, per provocarlo, gli sussurra una frase che sintetizza l’angoscia di chi, nel cuore della notte, cerca invano ristoro: “E’ questo il momento peggiore della giornata; troppo tardi per ieri, troppo presto per domani.”

Articolo pubblicato sulla Rivista  Optima Salute – Maggio 2020

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