Il cinema e la morte

18 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Il cinema e la morte
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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Introduzione

Avete mai visto un western, un giallo, un noir, un horror o un film di guerra? E vi siete mai chiesti quanti personaggi “muoiono” nel corso della visione del film?  Questo semplice dato basterebbe da solo a sancire, in maniera inequivocabile, lo stretto legame tra il cinema e la morte.
Ma volendo fare un salto epistemologico, potremmo affermare che il cinema, come ogni arte riproduttiva ha il compito di “compattare le ombre della vita che fugge, di trattenere l’oggetto che fugge da noi”. (1) D’altronde uno dei massimi studiosi del cinema, Bazin in “Che cosa è il cinema ” affermava:

“L’uomo è spinto ad “imbalsamare”, a “conservare”, in qualche modo ciò che è destinato a perire. Ne deriva un’ossessione riproduttiva che viene prima d’ogni esigenza estetica. Una psicoanalisi delle arti plastiche potrebbe considerare la pratica dell’imbalsamazione come un atto fondamentale della loro genesi. All’origine della pittura e della scultura, troverebbe il “complesso della mummia”..

Al di là della natura stessa del dispositivo cinematografico (la proiezione delle immagini cinematografiche parte dall’oscurità, dal “nero”, dal buio della sala; ogni film, diviso per lo più in due tempi, scorre sullo schermo per una durata stabilita e poi “muore”….) quali altri legami intercorrono tra la Morte e lo schermo (2)? In questo breve scritto proverò a suggerire solo alcuni dei possibili percorsi.

  1. Le apparizioni della morte al cinema

Le pellicole nelle quali la Morte è comparsa sullo schermo sono numerosissime: “Il carretto fantasma”, “Destino”, “Orfeo”, “La maschera della morte rossa”, “Una sera, un treno”, “Il settimo sigillo”, “Brancaleone alle crociate”, “Amore e guerra”…

In queste pellicole l’inquietante figura della Morte viene raffigurata per lo più nel rispetto della classica iconografia: una figura dalle sembianze umane, vestita di nero e (per lo più) con in volto una maschera su cui era dipinta un teschio.

Con il passare degli anni questa rappresentazione un po’ stereotipata è stata “addolcita” e sullo schermo ha assunto le sembianze di una splendida donna vestita di bianco (“All that jazz” di Bob Fosse), di un’affascinante signora (“Inferno”), di un vecchio e paterno signore incappucciato (“The last action hero), di un elegantissimo e luminoso Brad Pitt (“Vi presento Joe Black”).
Tutte queste pellicole, oltre a infondere nello spettatore un certo senso d’inquietudine, mostrano una struttura narrativa, in qualche modo, sovrapponibile: nel corso della visione del film, il protagonista lotta eroicamente contro la Morte e alla fine soccombe al proprio destino.

3. La morte in diretta 
Alcuni registi più che proporre sullo schermo la figura “umanizzata” della Morte, l’hanno “immortalata” nei loro film.

In “Nick’s movie – Lampi sull’acqua” (un film-documentario che quando uscì nelle sale fu oggetto di critiche feroci) Wim Wenders intervista Nicolas Ray, già minato da un tumore, fino a filmare gli ultimi momenti della vita del suo amico regista.

Nel film “La morte in diretta”, il regista Bertrand Tavernier mostra come la morte sia utilizzata sempre più dai media per fini spettacolari e di lucro. Il film narra, infatti, di una rete televisiva che, per mandare in onda gli ultimi giorni di una malata terminale, inserisce una microcamera nella testa di un operatore per filmare gli ultimi giorni della donna.

4. La morte e la comicità
Senza scomodare chi ha studiato i meccanismi psicologici che sono alla base della comicità e dell’umorismo (Freud, Pirandello, Bergson…) il cinema non poteva non declinare, in maniera comica ed ironica, il tema della Morte. Non ci deve meravigliare, quindi, come una commediola americana intitolata “Week-end con il morto” (incentrata sulle vicissitudini di due programmatori che si ritrovano tra i piedi un cadavere e lo spacciano per vivo, trascinandoselo appresso per tutto il week-end) abbia sbancato, qualche anno fa, al botteghino. Innumerevoli sono le incursioni del cinema sul tema della morte. Tra tutti segnalerei “Totò cerca casa” (in questa pellicola Totò, vittima della crisi degli alloggi accetta l’incarico di guardiano in un cimitero) e “Signori si nasce” (in questo film Totò interpreta il barone Ottone, detto Zazà, uno squattrinato vivieur che, per ripianare i suoi debiti, Zazà finge di essere rimasto vedovo. Bardato a lutto, si presenta da suo fratello Pio, un uomo ricco e avaro, per sottoporgli un progetto per una tomba familiare faraonica).

5. La necrofilia
I “generi” cinematografici “horror” e “splatter” devono il loro successo al gusto necrofilico dello spettatore. Basta ricordare alcune pellicole: “DellaMorte DellAmore”, (ambientata nel cimitero di Boffalora) e i seriali “La notte dei morti viventi” e “Nightmare”. In questi film i protagonisti principali sono dei “morti viventi” che ritornano in vita, seminando paura e terrore.
Ma esclusi questi film di “genere”, il cinema ha saputo anche mostrare come l’incontro con il mondo dei morti possa essere fonte di rinnovata energia.
Nel film “Kissed” (3), la protagonista (Sandra), attratta fin da bambina dalla necrofilia, da adulta, s’impiega in un’agenzia di pompe funebri e sperimenta l’amore con i cadaveri. Di lei s’innamorerà un giovane che poi si toglierà la vita per “regalarle” un’ulteriore emozione. Le citazioni illustrano il tentativo di Sandra di spiegare al ragazzo, il suo “particolare” rapporto con il mondo dei morti.

Matt: Perché vuoi fare l’imbalsamatrice?
Sandra: Per via dei corpi…
Matt: Che vuoi dire?
Sandra: Io faccio l’amore, si con i cadaveri. Tu non ci credi, vero?
Matt: Si, ti credo…
Sandra: Non l’avevo mai detto a nessuno…
Matt: Uomini e donne?
Sandra: Uomini… Giovani uomini…
Matt: Cadaveri freschi?
Sandra: Si!
Matt: Sali sopra di loro?
Sandra: Si….
Matt: E’ un atto a senso unico!
Sandra: No, non è vero!
Matt: Non possono sentire niente!
Sandra: Si, che sentono!
Matt: Secondo me, sei tu che vuoi dare una personalità a quei corpi morti…
Sandra: Allora devo essere dotata di una bell’immaginazione perché, non ne ho
trovati due eguali…
Matt: Puoi anche essere dotata di una bell’immaginazione; gli schizofrenici sono
capaci di fabbricare dozzine di personalità, molto complesse. E’ tutto un
problema di controllo. Sei tu che gli inventi una storia, una vita immaginaria
ed acquisti il totale controllo.
Sandra: Non c’entra niente il controllo… E’ come oltrepassare il limite. Nel momento
in cui avviene, io esco da me stessa. E’ molto più di questo…
Matt: E’ la stessa cosa con ognuno di loro?
Sandra: No, sono tutti differenti. E’ come nella vita. Ognuno di loro è differente. E’ la
stessa cosa nella morte.
Matt: Dov’è la differenza?
Sandra: Ognuno di loro ha una propria visione del mondo, una propria innocenza,
una felicità, un’angoscia ed io riesco a percepire tutto questo dal corpo; lo
vedo. E’ come guardare fisso il sole senza rimanere abbagliati! Si prende la
mia energia!

Il tema della necrofilia è declinato, in maniera altrettanto poetica, in altri film. Nel film “Cosa fare a Denver quando sei morto” compare un ex malavitoso mette su un’agenzia e filma le ultime testimonianze che anziani vecchietti, prima di morire vogliono lasciare ai posteri.  In “Harold e Maude” un giovane adolescente (Harold) con tendenze necrofile s’innamorerà di Maude, un’ottantenne che gli insegnerà ad amare la vita.

6. L’ossessione della morte

Alcuni registi hanno poeticamente messo in scena dei film incentrati sul tema della memoria. Truffaut è, forse, il massimo cantore di questi sentimenti. Dopo aver filmato nel 1966 “Fahrenheit 451” (film tratto da un romanzo di Ray Bradbury) partendo da alcuni racconti di Henry James (“L’altare dei morti”, “Gli amici degli amici”, “La tigre della giungla”) racconta nel 1978, ne “La camera verde”, la storia di un giornalista di provincia che vive onorando la memoria della moglie scomparsa e degli amici morti.

7. La morte e il dolore privato

Numerose sono le pellicole (4) che declinano, in una forma più intima e privata, il dolore dei protagonisti, vittime di un lutto improvviso (“Turista per caso”, “Tutto su mia madre”, “La stanza del figlio”…). Tutti questi film mostrano allo spettatore come, l’elaborazione del lutto per la perdita di una persona cara, sia un atto solitario, individuale e non socializzabile.

8. La rappresentazione della morte al cinema

Se dovessi dare una palma alla più artistica rappresentazione della morte sullo schermo, senza dubbio, la assegnerei al regista Krysztof Kieslowsky, autore dello splendido “Tre colori- Film Blu”.
In questo film, la protagonista femminile (Julie) dopo aver perso il marito e la piccola figlia, si chiude in una solitudine totale. Si sbarazza di tutti i suoi ricordi e va a vivere in un appartamento a Parigi. Il tempo l’aiuterà ad elaborare il suo lutto per la perdita dei suoi familiari.
Al di là della storia è interessante notare come il regista abbia “messo in scena” il dolore della protagonista. Nel film compaiono sei dissolvenze che virano nel nero e per alcuni secondi occupano lo schermo. I quadri in nero sono punteggiati da una colonna sonora che fa da sfondo e questi “silenzi visivi”.  Questi quadri compaiono nel corso della visione del film ogni qual volta la protagonista si trova, per via associativa, a fare i conti con il suo doloroso passato.
Con queste dissolvenze nel nero, il regista polacco sembra volerci ricordare non solo che il nero è il colore del lutto ma che di fronte ad un dolore “cieco”, come la morte di una persona cara, non c’è nessuna immagine, nessun colore in grado di poter filmare tale sofferenza.

Conclusione

I film dell’epopea hollywwodiana terminavano generalmente con la scritta “The end”. L’altro espediente utilizzato era il “fermo immagine”, uno stop del fotogramma e su quest’ultima immagine bloccata scorrevano i titoli di coda.
Ho sempre pensato che, questi espedienti tecnici erano utilizzati per rendere più soffice la “morte” del film e per accompagnare più dolcemente lo spettatore all’uscita. Nei confronti del lettore, userò anch’io questa premura e prima di mostrare i titoli di coda (le note e la filmografia) lascerò scorrere la scritta “The End”.

Note

1) Giuseppe D’Antonio: Intervista (da www.cinemaepsicoanalisi.com)
2) Tra i vari percorsi possibili, includerei:
a) Il cinema e la memoria: film che hanno testimoniato, con modalità diverse,
l’orrore delle guerre (“Hiroshima, mon amour”…) e degli olocausti (“Garage
Olimpo”, “La vita è bella”…)
b) Il sogno e la morte: “Il posto delle fragole”, il film si apre con un sogno del vecchio professore Borg. Sta passeggiando da solo in una strada sconosciuta.
Osserva un grande orologio che campeggia sul marciapiede ma scopre che non ha
le lancette; anche il suo orologio da tasca ne è privo. Dal fondo della strada sbuca
un carro funebre con una bara. Il carro perde una ruota e la bara cade e il vecchio
professore scopre che il morto ha le sue sembianze.
In “Otto e mezzo” di Federico Fellini, il protagonista, Guido un regista in crisi,
sogna il padre morto e scambia con lui qualche frase.
c) La morte e la follia: in alcuni film i personaggi, incapaci di elaborare il lutto per la perdita di una persona cara (uccisa generalmente da qualche folle maniaco o perita
accidentalmente in maniera violenta) si rifugiano nella follia (“La leggenda del Re
pescatore”, “Intervista con il vampiro”…) .
d) La morte sul set: al di là della loro intrinseca bellezza, alcune pellicole saranno
ricordate i protagonisti sono morti nel corso delle riprese (“Il corvo”) o al termine
delle stesse (“Il postino”).
e) La morte dei figli: in queste pellicole la trama narrativa si dipana intorno alla morte
prematura di un figlio: alcuni registi filmano il dramma di questi sfortunati eroi
(“L’ultima neve di primavera”, “Incompreso”, “Gente comune”…).
f) La morte e le malattie terminali: “Love story”, “My life”, “Nemiche amiche”…)
g) Il cinema e gli “snuff-movie”: (“Videodrome”, “Il coraggioso”…)
h) Il tema del suicidio (“Il sapore della ciliegia”, “La signora della porta accanto”…)

3) Per un ulteriore approfondimento del tema si rimanda il lettore al capitolo
“Incontrarsi, perdersi e poi dirsi addio” da “Curare con il cinema” di Ignazio
Senatore (Centro Scientifico Editore -2002)

4) Per un ulteriore approfondimento del tema si rimanda il lettore al capitolo
“Un trauma chiamato desiderio” da “Curare con il cinema” di Ignazio
Senatore (Centro Scientifico Editore -2002)

Filmografia

All that jazz di Bob Fosse – USA (1979)
Amore e guerra di Woody Allen – USA (1975)
Brancaleone alle crociate di Mario Monicelli – Italia (1970)
Il carretto fantasma di Victor Sjostrom – Svezia (1921)
Il coraggioso di Johnny Depp – USA (1997)
Il corvo di Alex Proyas – USA (1994)
Cosa fare a Denver quando sei morto di Gary Fleder – USA (1995)
DellaMorte DellAmore di Michele Soavi Italia (1994)
Destino di Fritz Lang – Germania (1921)
Garage Olimpo di Marco Bechis- Italia (2001)
Gente comune di Robert Redford – USA (1980)
Harold e Maude di Hal Ashby – USA (1972)
Hiroshima, mon amour di Alain Resnais- Francia (1959)
Incompreso di Luigi Comencini – Italia (1966)
Inferno di Dario Argento – Italia (1980)
Intervista con il vampiro di Neil Jordan – USA (1994)
La leggenda del re pescatore di Terry Gillian – USA (1992)
La morte in diretta di Bertrand Tavernier – Francia (1980)
Love story di Arthur Hiller – USA (1970)
La maschera della morte rossa di Roger Corman – USA (1964)
My life di Bruce Joel Rubin – USA (1993)
Nemiche amiche di Chris Columbus – USA (1998)
Nick’s movie – Lampi sull’acqua di Wim Wenders – Germania (1980)
Orfeo di Jean Cocteau- Francia (1950)
Otto e mezzo di Federico Fellini – Italia (1963)
Il postino di Michael Radford – Italia (1994)
Il posto delle fragole di Ingmar Bergman – Svezia (1957)
Il sapore della ciliegia di Abbas Kiarostami- Iran (1997)
Una sera, un treno di André Delvaux – Francia (1968)
Il settimo sigillo di Ingmar Bergman – Svezia (1956)
La stanza del figlio di Nanni Moretti – Italia (2001)
La signora della porta accanto di Francois Truffaut – Francia (1981)
Signori si nasce di Mario Mattoli – Italia (1960)
The last action hero di John McTiernan – USA (1993)
Totò cerca casa di Steno – Italia (1949)
Tre colori-Film Blu di Krysztof Kieslowski – Francia/ Svizzera/Polonia (1993)
Turista per caso di Lawrence Kasdan – USA (1990)
Tutto su mia madre di Pedro Almodovar – Spagna (1999)
L’ultima neve di primavera di Raimondo Del Balzo – Italia (1973)
Videodrome di David Cronenberg – Canada (1983)
La vita è bella di Roberto Benigni- Italia (1997)
Vi presento Joe Black di Martin Brest – USA (1998)
Weekend con il morto di Ted Kotcheff – USA (1989)

 

Articolo pubblicato su Psychomedia i 11-2- 2003

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