“Il ladro di giorni” di Guido Lombardi

20 Ottobre 2019 | Di Ignazio Senatore
“Il ladro di giorni” di Guido Lombardi
Ignazio Senatore Intervista...
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Verrà proiettato oggi in concorso, alla 14sima Festa del Cinema di Roma, “Il ladro di giorni”, il nuovo film di Guido Lombardi, talentuoso regista napoletano, vincitore di due premi Salinas nel 2005 e 2007, e regista di Là- Bas Educazione criminale (2010), Take five (2013) e di un episodio di Vieni a vivere a Napoli (2016). Un film, tratto dal suo omonimo romanzo, (in questi giorni in libreria), che narra di Salvo, un bambino di undici anni, che dopo sette anni rivede il padre Vincenzo (Riccardo Scamarcio). Insieme viaggeranno in auto verso il Sud perché Vincenzo, deve scoprire chi lo ha tradito e spedito in carcere.

Le differenze tra film e romanzo?

 “Pur essendo la stessa storia, nel romanzo c’è un’attenzione maggiore a Salvo mentre nel film la figura di Vincenzo ha più peso e i due personaggi si equilibrano. Quest’idea nasce dodici anni fa.  Il produttore Nicola Giuliano aveva i diritti ma poi il film non si realizzò più. Gaetano Di Vaio, che ha prodotto i miei film, ha poi convinto Nicola co-produrlo insieme.

Un classico road movie che strizza l’occhio a “Un mondo perfetto” di Clint Eastwood

“E’ il film al quale mi sono ispirato.”

Come ogni film di formazione, al termine della vicenda, i due protagonisti non saranno più gli stessi

“Si, Salvo si mostra più maturo del padre e lo protegge.”

Fa sua la frase del padre: “Un bambino è meglio d una pistola”…

“Si, ma anche Vincenzo comprende che il figlio gli sta insegnando a diventare adulto.”

La scelta di Scamarcio?

“E’stato Nicola a suggerirmelo per la sua aria da guascone.

E quella di Augusto Zazzaro, il piccolo protagonista?

“Avevamo fatto un sacco di provini e cercavamo un tuffatore. Poi la sceneggiatura è cambiata e abbiamo puntato su un ragazzo che, nella storia, non doveva essere più un atleta, ma un undicenne che aveva paura di tuffarsi, perché era rimasto traumatizzato dall’arresto del padre che doveva insegnargli come tuffarsi da uno scoglio.

Le figure femminili hanno un ruolo marginale

“Non credo di essere ancora in grado di proporre delle riflessioni sull’universo femminile. Volevo esplorare la figura paterna che, agli occhi di un bambino di undici anni, in quella fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, diventa centrale, più di quella della madre.

Molte scene sono state girate a Marina di Camerota, ma nel film sembra ambientato in Puglia

“Ho girato le scene in un luogo a me caro, dove andavo da bambino. Per me, fare il tuffo da “il pizzo della morte” mi sembrava un’azione mitica. Ho voluto spostare l’azione criminale in Puglia per evitare che ci fosse l’ennesimo riferimento alla malavita nella nostra città.”

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno 20-10-2019

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