Isabella Ferrari

13 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Isabella Ferrari
Ignazio Senatore Intervista...
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Timida, introversa, acuta, attenta, sensibile, distante anni luce da quel ruolo di vamp che un certo cinema le impone, Isabella Ferrari ha costruito la sua carriera passo dopo passo, partendo dalle commedie popolari come Sapore di mare dei fratelli Vanzina e Willy signori vengo da lontano di Francesco Nuti, fino ai sofferti Cronaca di un amore violato di Giacomo Battiato e Romanzo di un giovane povero di Ettore Scola. Dopo i recenti Saturno contro di Ferzan Ozpetek e Caos calmo di Antonello Grimaldi è ritornata prepotentemente alla ribalta con due personaggi letteralmente agli antipodi; la schioppettate Monique, de Il seme della discordia di Pappi Corsicato e la palpitante Emma, protagonista di Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek che le è valso il prestigioso Premio Pasinetti all’ultimo Festival del Cinema di Venezia.

A Venezia ha conquistato tutti con il personaggio di Emma che sembra ritagliato su misura per lei.

“Dopo aver letto il romanzo di Melania Mazzucco, il personaggio di Emma mi aveva così emozionata per la sua voglia di vivere che mi sono auto-candidata a Ferzan che mi ha fatto subito un provino. Emma è una donna di oggi che decide di cambiare, lascia il marito troppo violento e fa tre lavori per portare avanti la famiglia. Il suo personaggio mi ha conquistato giorno dopo giorno perché, nel corso della vicenda, dopo aver perso il lavoro, mantiene sempre questa aria da bambina. Per interpretarla ho rubato da tutte le donne che ho conosciuto. Pur di accettare questo ruolo è ingrassata di nove chili.  Ferzan, in verità, mi aveva chiesto di mettere solo quattro chili ma io, per conquistarlo ne ho messo qualcuno in più.”

Non solo perché accomunato dallo stesso nome ma il personaggio di Antonio ricorda il protagonista di Ti do i miei occhi di Iciar Bollan, un uomo violento, incapace di controllare la propria aggressività ma che ama ancora la moglie e non può vivere senza di lei.

“Il tema della violenza in famiglia esiste. Ho scoperto che sette donne su dieci è violentata in famiglia. Poche donne denunciano ed i commissariati sono dei luoghi troppo freddi e ci vorrebbero dei luoghi più ospitali e più caldi per accogliere questo tipo di sofferenza. Emma è una donna che ho sentito molto vicino a me e mi ha fatto capire come molte donne hanno più paura ad entrare in casa che ad uscire per strada. C’è chi ha voluto leggere dietro il comportamento folle e disperato di Antonio una sofferenza legata anche al sociale, alla sua precaria situazione economica. Credo che la tragedia scatti soprattutto perché è accecato dalla gelosia e perché incapace di restare da solo e reggere l’abbandono della moglie. Ricordo, una frase scritta sui muri di San Vittore che mi colpì molto: L’unica prigione  in cui vogliamo stare è l’amore”.

Margherita Buy è rimasta un po’ incastrata nel ruolo della moglie tradita ed abbandonata, Giovanna Mezzogiorno in quella della donna tormentata, divorata dalla passione. In quale clichè rischia di essere ingabbiata?

“Non nascondo la mia età, non mi sento caratterizzata in un ruolo preconfezionato ma temo che qualcuno mi possa inquadrare come la donna sexy e fatale. In futuro vorrei fare un musical ed interpretare ruoli leggeri come quello di Monique che mi ha divertito parecchio.”

Spesso nel corso della lavorazione del film il regista si sente frenato dall’attore che dirige. Ferzan Ozpetek ha, invece, tessuto per lei degli elogi sperticati, rimarcando più volte come sia un’attrice che, senza timori, si da completamente in un film.

“Il nostro rapporto sul set è stato splendido anche dopo alcune scene talmente realistiche come quella dello schiaffo di Antonio che mi ha spaccato le labbra.”

Quali sono i suoi progetti futuri?

“Quando si termina la promozione di un film c’è sempre dentro un po’ di vuoto. Ma va bene così; mi dedicherò ai miei figli. Prossimamente comparirà sullo schermo Due partite, il testo teatrale che Cristina Comencini ha portato in giro per l’Italia con me, Margherita Buy, Marina Massironi e Valeria Milillo.”

Articolo pubblicato su “Epolis”- 17-09-2008

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