La parola amore esiste di Mimmo Calopresti – Italia – 1998 – Durata 81’

6 Settembre 2020 | Di Ignazio Senatore
La parola amore esiste di Mimmo Calopresti  – Italia – 1998 – Durata 81’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Affetta da una grave forma di nevrosi fobica-ossessiva Angela (Valeria Bruni Tedeschi) è in cura da uno psicoterapeuta (Mimmo Calopresti). Ma la relazione terapeutica stenta a decollare e lei ben presto abbandona la cura. Innamoratasi segretamente di Marco (Fabrizio Bentivoglio) insegnante di violoncello, padre separato di una quindicenne, dopo aver provato, invano, a far breccia nel suo cuore, alla ricerca dell’equilibrio perduto si ricovera in una clinica privata per la cura delle malattie mentali. Anche questo suo tentativo fallisce ed una volta dimessa incontra Marco e tra i due nascerà (forse) l’amore.

Pellicola delicata, girata in punta di piedi da un regista che sa scavare nell’animo umano. Angela è una creatura fragile ed al suo analista narra i rituali che è costretta a compiere per tenere a bada i propri pensieri ossessivi. Nel corso degli incontri lo psicoanalista dimostra di essere una frana; non solo la confonde, in seduta, con un’altra paziente ma, nel corso della terapia, ha sempre un aria di sufficienza, sembra  giudicarla e, quando lei mostra di avere di dubbi sul prosieguo del trattamento, la liquida su due piedi. Per tutta la durata del film, Angela prova a scalfire l’anaffettività della madre ed a lottare contro i propri fantasmi ma basterà un niente per mandarla in crisi. Angela si ricovera in clinica ma s’imbatte in uno psicoterapeuta (Roberto De Francesco) gelido, saccente e troppo sicuro di sé. L’unica persona affettuosa che incontra in quella struttura e che si prende cura di lei è Sara (Marina Confalone) una paziente dolce e smarrita anche lei in cerca di se stessa. Il finale è un po’ affrettato ma regala un pizzico di speranza alla tormentata protagonista. Da segnalare, infine, una piccola disgressione di Angela sui Padri della psicoanalisi: Particina per Gerard Depardieu nei panni dell’avvocato Levi. David di Donatello 1998 a Valeria Bruni Tedeschi.

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