Vicenza. Il banchiere Bartignon (Luciano Salce) mentre amoreggia con Yvette Jolifleur (Mariangela Melato), soubrette di varietà, ha un mancamento. Lei cerca immediatamente soccorsi e si presenta in abiti succinti in un convegno, dove un frate sta tenendo una lezione sulla patata africana.
Scoppia lo scandalo e Mazzone (Vittorio Caprioli), commissario capo, comunica al notaio Piovano (Ugo Bologna), sindaco della città, e al giudice Agostino Trecanti (Gianrico Tedeschi), bigotto fustigatore dei costumi, di aver ritirato il permesso di soggiorno a Yvette, profuga istriana, e di aver chiuso, per una settimana, il teatro dove lei si esibisce con la sua compagnia.
Yvette si presenta, allora, a casa di Trecanti, per spingerlo a revocare i provvedimenti. Ma è in corso un temporale, i vestiti della soubrette sono tutti bagnati e lei è costretta a rimanere in intimo, a casa sua, in attesa che si asciughino.
Qualche attimo dopo il ministro di Grazia e Giustizia (Johnny Dorelli) e Ottavio Beghin (Johnny Dorelli), un seminarista, suo fido assistente, giungono nell’abitazione di Trecanti.
Per un equivoco, il ministro scambia Yvette per la moglie del giudice, se la porta a letto e le dà appuntamento, nei giorni successivi, a Roma.
Egle (Elsa Vazzoler), la giunonica e matura moglie di Trecanti, intanto, dopo aver accolto la figlia Dionisia (Laura Trottter), di ritorno dall’Inghilterra, per favorire carriera del marito, decide di partire per Roma e sedurre il ministro.
Al Ministero sopraggiungono anche Angelina (Ria De Simone), ex amante del ministro che, essendo stata scaricata vuole vendicarsi di lui, e Yvette che, dopo aver amoreggiato con il ministro, seduce Beghin.
Per garantirsi la presenza di Yvette al suo fianco, il ministro nomina Trecanti Presidente della Corte d’Appello di Roma. Dopo una girandola di colpi di scena, il ministro sposa Yvette che, grazie a lui, realizza il sogno di ballare, come danzatrice classica, alla Scala.
Ma la sua esibizione è una frana, il pubblico inizia a fischiare, ma il Presidente del Consiglio, divenuto, intanto, l’amante di Yvettte, applaude e trasforma in un trionfo l’esibizione di Yvette.
Commedia che boccheggia nella prima parte, ma si rivitalizza quando i diversi personaggi della vicenda piombano al ministero, dando vita a una serie di siparietti simpatici e gustosi.
L’idea delle corna e dei tradimenti, al pari dello scambio di personaggi, è da sempre il pane delle commedie, e, in questa pochade, il regista romano, pur senza graffiare, mostra un ministro erotomane che, invece di ottemperare ai suoi obblighi istituzionali, pensa solo a sedurre Yvette e apostrofa i dipendenti che lo disprezzano, chiamandoli “sciacalli”.
Beghin è il classico seminarista che scopre i piaceri dei sensi e, gettata la tonaca alle ortiche, si fidanza con Dionisia.
Melato, dopo Basta guardarla, è travolgente, ma fa il verso a se stessa e non ha il physique du role della femme fatale. Dorelli, nel doppio ruolo del ministro e di Ottavio, scatena la simpatia dello spettatore, ma l’arte di recitazione non è nelle sue corde.
Tedeschi, diretto per la terza volta da Salce, e Vazzoler strappano gli applausi.
Nel cast Lucio Montanaro, nei panni di Ciccio e Fernando Cerulli, in quelli di Buonassisi, sottomesso funzionario del ministero.
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