La vita che vorrei

20 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
La vita che vorrei
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Stefano (Luigi Lo Cascio) e Laura (Sandra Ceccarelli) sono i protagonisti di un film in costume, ambientato nell’Ottocento, intitolato “La vita che vorrei”. Stefano é  un attore sulla cresta dell’onda, dal carattere ombroso e taciturno e, pur trascinando, svogliatamente, da qualche tempo, un relazione con Monica (Camilla Filippi) una ragazza perdutamente innamorata di lui, ha fama di non legare con nessuno sul set e nella vita privata. Sandra, all’opposto, all’esordio in carriera, mostra tutta la propria fragilità ed insicurezza. Stefano si offre per aiutarla a rileggere insieme il copione e, come accade nella finzione scenica, i due protagonisti diventano “amanti”. Man mano che proseguono le riprese del film, Stefano inizia a prendere le distanze dal personaggio algido e freddo che interpreta e va in crisi; Laura, invece, acquista, giorno dopo giorno, sempre più sicurezza dei propri mezzi, diventa spavalda e finisce per irridere Stefano sul set. Dopo una serie di alti e bassi, il loro rapporto si scompagina. Su finale, un colpo di scena li costringerà a guardarsi nuovamente negli occhi.

La vita che vorrei sembra ricalcare, a grandi linee, le orme de La donna del tenente francese e “fedele” alla pellicola di Karel Reisz, narra di un “film nel film” e di due storie intrecciate che corrono parallele. Piccioni ci mostra una troupe cinematografica al lavoro, scava intorno al mestiere dell’attore e, con tutto lo slancio e la passione che il tema impone, ci racconta “semplicemente” una struggente storia d’amore. Nei camerini degli attori campeggiano le locandine di Tormento e di Catene (capolavori di Raffaello Matarazzo e del cinema melò italiano degli Anni Cinquanta) ed il finale del film in costume termina, (non a caso) con un’accorata citazione alla mitica Greta Garbo, interprete di Margherita Gauthier. Per tutto il film Stefano ha uno sguardo dolente e sofferto e, come Thomas il protagonista de L’insostenibile leggerezza dell’essere di kunderiana memoria, non permette alle sue conquiste di dormire la notte, al suo fianco. Laura, dal canto suo, è un’anima dispersa e tormentata, e fa dell’ambizione il trampolino di lancio per la sua irresistibile ascesa nel mondo del cinema. Piccioni non delude i suoi fan ed impagina un film vibrante che abbaglia per le convincenti prove dei due protagonisti. A far da contorno ai due intensi e palpitanti protagonisti, Galatea Ranzi nel ruolo di Chiara e Roberto Citran in quello di Giordani.

Per l’intervista al regista Giuseppe Piccioni, l’antologia della critica e della critica online del film si rimanda al volume di Ignazio Senatore: “Conversazione con Giuseppe Piccioni” – 2013 -Falsopiano Editore

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