L’attico di Gianni Puccini – Italia – 1964 – Durata’95’ – B/N

9 Luglio 2026 | Di Ignazio Senatore

Silvana D’Angelo (Daniela Rocca), una ragazza di Torchiano, in provincia di Roma, parte per Roma in autobus con lo zio e con gli altri manifestanti. per la Festa de l’Unità. Il camion sul quale viaggiano si scontra con un pullman con a bordo delle suore.

Nell’impatto, lo zio si sente male, consegna alla nipote una discreta sommetta ed è ricoverato in ospedale. Persa la corriera, Silvana vaga per Roma e trascorre la notte in un fabbricato in costruzione che ha, come fiore all’occhiello, un bell’attico.

L’indomani, Silvana incontra in Via Veneto una finta baronessa (Lilla Brignone), che le ruba i soldi. Silvana rimane senza il becco di un quattrino, ma Claudio (Tomas Milian), detto l’oriundo, un giovane spiantato, la conduce da una parrucchiera che, per ricavarne una parrucca, le taglia la folta chioma e poi, le suggerisce, dietro pagamento, di sottoporsi a un prelievo di sangue.

Silvana, però, non ha ancora raggiunto la cifra necessaria a ripianare la cifra da restituire allo zio e, allora, Claudio le suggerisce di investire la somma, puntando su un cavallo che, naturalmente, si rivela essere un brocco.

Fortuna che Silvana aveva puntato su un altro cavallo e intasca un bel malloppo.

I due fanno coppia insieme. Claudio, con la passione del poker, scialacqua quello che vince e Silvana guadagna qualcosina come modella e testimonial di qualche pubblicità. Silvana scopre Claudio a letto con una donna e lo pianta.

Ugetto (Gino Pernice), un suo amico, organizza una sorta di festino in maschera e promette a Tommaso Solaro (Philippe Leroy), principe di Monte Sardo, che Gunilla (Mary Arden), la sua fidanzata svedese, farebbe l’amore con lui in una stanza al buio.

Ma al suo posto c’è l’ignara Silvana che, prima è picchiata e poi sedotta dal principe. Dopo aver trascorso delle giornate in compagnia del principe, Silvana accompagna Tommaso a vedere l’attico, dove sogna di andare a vivere, ma lui, è afflitto dal mal di vivere, si strugge in cervellotici dubbi esistenziali e, dopo averla derisa e umiliata, ricordando l’abissale differenza di ceto che c’è tra loro, la pianta.

Gabriele Cattani (Walter Chiari), l’ingegnere, proprietario dello stabile, intuito che Silvana è interessata all’attico le telefona e inizia anche a farle anche una corte discreta.

Seppur attratto da lei, Gabriele è un insicuro, non si sente pronto a imbastire una relazione significativa e affida al padre Alessandro (Jean Jacques Delbo) il compito di comunicarle che la loro love-story è da considerare chiusa e la liquida con del denaro.

Il finale, rimanda all’immagine iniziale. Silvana, in abito bianco, sposa Alessandro, che muore dopo qualche settimana e, in eredità, le lascia l’attico, un bel conto in banca, una villa, uno yacht e delle azioni.

Puccini abbandona i toni della commedia leggera e, prova a raccontare una storia dalle nuance esistenzialiste, che sottolinea non solo l’impossibilità del rapporto tra un uomo e una donna, ma mette in campo Silvana, una donna, culturalmente molto modesta, fatua e ingenua, che non riesce a legare con un proletario (Claudio), un borghese (Gabriele) e un principe (Tommaso).

L’attico, a cui fa riferimento il titolo, diviene il simbolo del boom economico di quegli anni e dell’agognata tranquillità economica alla quale tende la sempliciotta Silvana.

Il principe, sbruffone e egoista, guarda dall’altro in basso chiunque lo circondi; Gabriele, dopo aver illuso Silvana, fa immediatamente, marcia indietro, non sentendosi ancora pronto per imbastire una relazione impegnativa. Il più simpatico e coerente di tutti è Claudio, un epicureo che vive alla giornata e che, a ben vedere, è l’unico che non dà peso ai soldi.

Daniela Rocca è completamente fuori registro e la sua interpretazione è da matita blu. Leroy, Leroy, al quarto film con Puccini, è perfetto nei panni del principe. Milian, è penalizzato da un doppiaggio da brividi. Walter Chiari, infine, tenuto a freno da un personaggio né brillante, né esplosivo, soffre nel ruolo dell’esitante Gabriele.

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