Lautrec di Roger Planchon – Francia – 1998 – Durata 115’

27 Aprile 2024 | Di Ignazio Senatore
Lautrec di Roger Planchon – Francia – 1998 – Durata 115’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Henry de Toulose- Lautrec (Régis Royer), ultimo erede dei Conti di Toulouse, antica famiglia aristocratica di provincia, per continuare a dipingere, va a vivere a Parigi, nel quartiere di Monmartre,

L’atmosfera è elettrizzante e sono numerose le modelle che posano per lui.

Nonostante sia un nano, anche abbastanza sgraziato, attira le simpatie di Suzanne Valadon (Elsa Zylberstein), modella- pittrice, attratta dalla sua innata e ironica simpatia.

I due litigano di giorno, ma fanno pace la notte e, per farlo ingelosire, di tanto in tanto, Suzanne si trasferisce a casa del vecchio Renoir (Philippe Clay).

Henry e l’amico Emile Bernard (Nicolas Moreau) sono tra i più convinti assertori che la vecchia pittura classica debba essere spazzata via e, dopo aver protestato vivacemente e beffeggiato i critici in una mostra, sono espulsi dall’Accademia.

Henry frequenta sempre più i bordelli della città, beve assenzio e, dopo averla chiesta in moglie, litiga definitivamente con Suzanne.

Dopo essere sprofondato sempre più nell’alcool, diventa famoso per aver firmato il manifesto pubblicitario del Moulin Rouge, luogo d’incontro di artisti di mezza Europa. Contratta la sifilide, dipinge sempre più con difficoltà.

Nella vana speranza di salvarlo dall’ingravescente malattia, la madre lo fa internare in un manicomio e, dopo qualche tempo, sperando in un miglioramento, lo riaccoglie in casa, ma l’equilibrio mentale di Henry è ormai definitivamente compromesso…..

Il regista (con alle spalle una lunga e gloriosa carriera teatrale), al suo ultimo film, impagina un film schioppettate sulla figura di Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), artista legato indissolubilmente al vivace periodo della “Bella Epoque”.

Planchon prova a descrivere il mondo effervescente e variegato di quegli anni e, anche se affida loro dei piccoli ruoli, lascia sfilare Renoir, Van Gogh, Degas e gli altri famosi artisti del tempo che contribuirono in maniera determinante a svecchiare il mondo della pittura classica con i loro dipinti, ritenuti “scandalosi” dai benpensanti del tempo.

Più che narrare una delle più importanti rivoluzioni pittoriche di fine Ottocento, al regista, interessa mettere al centro della vicenda la tormentata relazione tra Henry e Suzanne, futura madre del pittore Utrillo.

Il limite è forse nel descriverli come due persone troppo umorali, capaci di infiammarsi per un nonnulla e di non essere in grado di strutturare un’adulta relazione  affettiva.

Sullo sfondo il rapporto affettuoso e ambivalente, tra Henry e la madre e quello del pittore con il padre, assiduo frequentatore di bordelli.

Il regista (stranamente) non mostra i quadri dell’artista e non gli regala nessuna scena mentre è alle prese con pennelli e colori.

Sul finale, nel descrivere il decadimento fisico e mentale dell’artista, non cede però nel facile sentimentalismo e nel banale feuilletton.

 

 

 

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