L’inquilino del terzo piano (Le locataire) di Roman Polanski – Francia – 1976 – Durata 125’ – V.M 14

2 Giugno 2020 | Di Ignazio Senatore
L’inquilino del terzo piano  (Le locataire) di Roman Polanski – Francia – 1976 – Durata 125’ – V.M 14
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Trelkovsky (Roman Polanski) modesto e timido impiegato polacco, da poco naturalizzato francese, prende in fitto un appartamento ammobiliato a Parigi in un vecchio stabile di proprietà dell’arcigno, e severo signor Zy (Melvin Douglas). L’uomo lo sommerge di raccomandazioni e di regole da rispettare e glissa sul fatto che qualche giorno prima la giovane Simone Choule si era gettata nel vuoto dallo stesso appartamento. La donna è ricoverata, in gravi condizioni in un ospedale della città e Trelkovsky, incuriosito dalla vicenda, va a farle visita. Lei è coperta di bende e, non appena lui si avvicina al letto, sgrana gli occhi, lancia un urlo straziante ed esala l’ultimo respiro. Al capezzale della ragazza c’è anche Stella (Isabelle Adjani) una sua amica con la quale Trelkovsky lega immediatamente. Stregato dall’atmosfera malsana che si respira in quello stabile, Trelkovsky si sente sempre più perseguitato dai vicini che lo accusano, ingiustamente, di turbare la quiete del palazzo. Dopo aver allucinato dalla finestra dell’appartamento il fantasma di Simone Choule. che, in bagno, si toglie le bende,  convinto che tutti tramano alle sue spalle ed, uniti in un complotto, desiderino che faccia la sua stessa fine, Trelkovsky indossa una parrucca, degli abiti femminili che erano appartenuti alla donna e si suicida lanciandosi nel vuoto.

Polanski firma un capolavoro, in bilico tra fantasia e realtà, e totalmente immerso in un’atmosfera straniante ed inquietante. Lo scivolamento della mente di Trelkovsky in quella di Simone Choule è lento ed inesorabile ed è filmato con affilata precisione. “Non lo capirò mai il suicido” confessa a Stella il mite e passivo Trelkovsky, in apertura del film, ma questa sua ferma convinzione viene scalfita giorno dopo giorno dalle pressioni che riceve dai vicini di casa che si lamentano con il dispotico Zy e lo accusano di far troppo rumore e di ricevere gli amici in casa. Ad amplificare il clima paranoico della vicenda il proprietario di un bar che si relaziona come se lui avesse abdicato ai suoi gusti, preferenze ed abitudini personali per aderire, tout-court, a quelli che appartenevano a Simone Choule. Per la sua struggente tragicità il finale è da antologia. Tratto dal romanzo L’inquilino stregato di Roland Topor.

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