Little miss sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris rell – USA -2006 – Durata 101’

16 Marzo 2020 | Di Ignazio Senatore
Little miss sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris rell – USA -2006 – Durata 101’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Richard Hoover (Greg Kinnear) è sposato con la tenera Sheryl (Toni Colette) ed è il papà di un allegra famigliola; Dwayne (Paul Dano) il figlio adolescente ha deciso di non parlare più finché non entrerà nell’Accademia Aeronautica e sua figlia Olive (Abigail Breslin) di sette anni, goffa e paffutella e con un paio di occhialoni, ha un solo chiodo fisso; partecipare al concorso di bellezza ‘Little Miss Sunshine’ che si tiene in California. A completare il quadretto il padre (Alan Arkin), un vecchietto erotomane talmente arzillo che si è fatto cacciare da Villa Tramonto, la casa di riposo dove era ricoverato, perché sniffava eroina e Frank (Steve Carrell), massimo esperto americano di Proust, gay, in piena crisi esistenziale e reduce da un tentato suicidio. Olive deve presentarsi al concorso di bellezza a Redondo, in California, ed al gran completo gli Hoover partono su uno sgangherato pulmino Volkswagen di color giallo. Lungo il viaggio ne succedono di tutti i colori ma, sul finale, ogni personaggio non sarà più come prima e finirà per ritrovare se stesso; Richard  comprende di essere è un fallito e che nessuno pubblicherà mai il volume che ha scritto e che, a suo dire, avrebbe garantito il successo in nove passi a tutti i lettori; Dwayne scopre di essere daltonico e che non può diventare un pilota dell’aeronautica; Olive che non vincerà il concorso di bellezza e Frank prende atto che l’università non gli ha approvato un suo progetto e che ha destinato quei fondi ad un suo rivale che gli ha soffiato anche il suo ex ragazzo.

Commedia agrodolce, tenera e scanzonata che narra le spassose vicende di una sgangherata e bizzarra famiglia americana media che, nonostante perda i pezzi per strada (come il loro inaffidabile pulmino) è salda ed unita al proprio interno. La pellicola, grottesca ed esilarante, è diretta con mano leggera ed i registi, (marito e moglie nella vita), con sarcasmo, prendono in giro la folle società americana basata sulla ricerca smodata del successo e della notorietà. Non a caso il film si apre con Richard che si rivolge ad un’esigua platea di studenti ed enuncia le sue teorie su come raggiungere il successo in nove mosse: Vittima di quest’ossessione Richard spinge i componenti della famiglia ad impegnarsi a raggiungere il successo e li stressa a tal punto che la piccola Olive si rivolge al nonno e gli dice: “Non voglio essere una perdente. Papà odia i perdenti.” . I registi strizzano l’occhio all’humour nero (il nonno muore prima del tanto agognato concorso di bellezza e non avendo altre alternative agli Hoover non resta che trafugare la salma dall’ospedale) ed inanellano un paio di trovate davvero irresistibili (il pulmino ha il clacson che si blocca all’improvviso e la frizione rotta per cui per farlo partire sono costretti a spingerlo ed a saltarci sopra in corsa) che culminano nell’esibizione finale di Olive al concorso di bellezza dove sfilano delle orribili ed inquietanti Barbie serializzate e senz’anima. Nomination come migliore film e come migliore attrice non protagonista (Abigail Breslin). Oscar 2007 ad Alan Arkin come migliore attore non protagonista.

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