Maledetti, vi amerò di Marco Tullio Giordana – Italia -1980 – Durata: 84′

19 Gennaio 2023 | Di Ignazio Senatore
Maledetti, vi amerò di Marco Tullio Giordana – Italia -1980 –  Durata: 84′
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Per non incappare nelle maglie della giustizia, Riccardo, detto “Svitol”, un militante di sinistra scappa in Venezuela e rientra in Italia nel ’77, cinque anni dopo. Smarrito e disorientato, mentre vaga per Milano, scopre, giorno dopo giorno, che il Paese è completamente cambiato e che gli ideali, per cui si era battuto allora, sono definitivamente tramontati. Fatta eccezione per il partigiano Saetta (Franco Bizzoccoli), un compagno fedele ancora ai vecchi ideali, Svitol prende dolorosamente atto che gli amici e “compagni” di un tempo, ormai imborghesiti ed omologati, hanno abbandonato la lotta di classe; chi è divenuto milionario, operando in Borsa, ed organizza party a base di coca, chi è schiavo dell’eroina e chi, infine, come Beniamino (David Riondino), in qualità di redattore di Lotta Continua, è costretto a leggere centinaia di lettere dove i militanti di sinistra gli confidano il profondo malessere esistenziale a seguito dell’uccisione di Aldo Moro per mano dei brigatisti rossi. In un crescendo sempre più disperato Svitol si accorge  che la propria vita non ha più senso. Un finale tragico chiude la vicenda.

Giordana, all’esordio dietro la mdp, impagina un film dolente e senza speranza che fotografa impietosamente la situazione politica italiana alle soglie degli anni Ottanta. Sin dalle prime battute, il tenero e romantico protagonista della pellicola prova a comprendere le ragioni della paralisi della sinistra, spiazzata e messa in ginocchio da chi ha mosso i fili ed ordito stragi compiute da terroristi e da servizi segreti deviati. Non avendo avuto risposte, come un automa, nel corso del film, Svitol non può che ripetere, un laconico ed inquietante: “Stanno succedendo delle cose molto strane.” Giordana lascia sullo sfondo le figure femminili, tappezza la vicenda con brani di Verdi e di Bach ai quali fanno da contro-altare le canzoni di Riondino e di Ernesto Bonino e spiazza, infine, lo spettatore mostrandoci un pulsante e lucido commissario di polizia (Biagio Pelligra), l’unico personaggio con la quale Svitol riesce a comunicare ed a confrontarsi sulla situazione politica italiana e che finirà, involontariamente, per diventare suo complice.

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