Metello di Mauro Bolognini – Italia – 1970 – Durata 111’

23 Febbraio 2026 | Di Ignazio Senatore
Metello di Mauro Bolognini – Italia – 1970 – Durata 111’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Firenze 1880. Metello Salani (Massimo Ranieri), orfano della madre Adele (Manuela Andrei), morta di parto nel metterlo alla luce, e del padre Poldo, detto Caco (Renzo Montagnani), anarchico, renaiolo, affogato tre anni dopo in Arno, è adottato da una famiglia di contadini. Ventenne, decide di non emigrare come loro in Belgio e restare a Firenze.

    Grazie a Betto (Frank Wolff) anarchico, amico del padre, trova lavoro come muratore nel cantiere dell’ingegnere Badolati (Corrado Gaipa), e diventa l’amante di Viola (Lucia Bosè), una vedova attraente e materna.

    Parte militare, e, al rientro, scopre che Viola ha messo al mondo, due anni prima, un figlio, che potrebbe essere il suo. Torna a lavorare in cantiere ma Badolati vuole licenziare lui e altri dieci operai.

   Pallesi (Steffen Zacharias), un operaio anarchico, si ribella e minaccia l’ingegnere che se licenzia un solo operaio, entrano tutti in sciopero. Un attimo dopo, precipita al suolo e muore, per il cedimento di un piolo dell’impalcatura.

    Durante il suo funerale, la forza pubblica vieta che la bara sia accompagnata dalle bandiere rosse e nero, simbolo degli anarchici, e carica il corteo funebre, con sciabole e pistole.

    Metello è arrestato e condannato a un anno e tre mesi di carcere. All’uscita, sposa Ersilia (Ottavia Piccolo), fioraia, figlia di Pallesi, e la coppia dà alla luce il piccolo Libero.

    Per ottenere dei salari migliori, è proclamato lo sciopero generale e il cantiere di Badolati bloccato. Intanto Idina (Tina Aumont), vicina di casa, fa gli occhi dolci a Metello e i due diventano amanti. Ersilia scopre la tresca e, dopo un esplosivo faccia a faccia con Idina, le lascia intendere che deve farsi da parte.

    Dopo due mesi di sciopero, tra i muratori serpeggia il malcontento, e alcuni decidono di tornare a lavorare. Del Bono (Adolfo Geri), a capo dei sindacati, prova a convincerli di non mollare e comunica loro che sono in arrivo i soldi dei compagni, solidali alla loro lotta, ma è arrestato.

    Olindo (Mariano Rigillo), fratello adottivo di Metello, rientrato dal Belgio, dopo essersi ammalato in miniera, è uno dei crumiri. Metello e altri muratori provano a impedire loro di riprendere a lavorare, ma il cantiere è presidiato dai carabinieri che caricano i muratori e provocano la morte di uno scioperante, un attimo prima che è annunciato che Del Bono è stato liberato e che gli operai hanno vinto la battaglia sindacale.

   Metello, accusato di istigazione alla sommossa, finisce in carcere. A Ersilia, in parlatorio, promette che non si occuperà più di politica.

    Bolognini traspone l’omonimo romanzo di Vasco Pratolini, primo della trilogia Una storia italiana, che comprende Lo scialo e Allegoria e derisione. Il romanzo, vincitore del premio Viareggio, pubblicato quindici anni prima, aveva attirato le attenzioni di Zurlini, Germi e Visconti che, per problemi produttivi, furono costretti ad abbandonare il progetto.

   In questo affresco delle lotte sociali di fine Ottocento, che copre un arco di un quarto di secolo, il regista pistoiese non tradisce il proprio stile elegante e, grazie agli ambienti raffinati e ai costumi pregiati, impagina un film nel quale le bandiere rosse e nere degli anarchici diventano il simbolo della ribellione di operai sottopagati e sfruttati al soldo dei padroni.

   Il regista riesce a equilibrare le vicende sentimentali del protagonista, con quelle delle lotte sociali. Da un lato, infatti, Metello, grazie all’incontro con Viola, Ersilia e Idina, promuove la propria educazione sessuale e sentimentale e dall’altro, inserendosi, man mano, nel mondo del lavoro, acquista sempre più una coscienza politica e si batte per ottenere uno stipendio che non sia da fame.  

   Il regista pistoiese celebra lo sciopero generale del 1902, e fotografa appieno il clima di intolleranza di quegli anni verso gli aneliti libertari.

Lasciano il segno le scene delle cariche delle forze dell’ordine contro gli operai indifesi, che hanno il solo torto di reclamare il diritto allo sciopero e hanno scelto di accompagnare il feretro di Pallesi, senza preti e con le bandiere rosse e nere a fargli da cornice.

   Per donargli l’accento toscano, il diciottenne Massimo Ranieri, preferito ad Alain Delon, Jean Paul Belmondo e Pierre Clementi, fu doppiato da Rodolfo Baldini. Nel cast, Pino Colizzi, Luigi Diberti e un giovanissimo Gabriele Lavia, nei panni di un carcerato.

Con questo film, Bolognini ottiene il suo maggiore successo commerciale e numerosi riconoscimenti. Premiato con un David di Donatello come miglior film. Ottavia Piccolo si aggiudicò un David di Donatelo speciale, un Nastro d’argento, un Globo d’oro e fu premiata al Festival di Cannes, come migliore interpretazione femminile. Massimo Ranieri fu premiato con un David di Donatello speciale e un Globo d’oro. Guido Josa con un Nastro d’argento per la migliore scenografia.

 

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