Pupi Avati al Napoli Film Festival

26 Settembre 2019 | Di Ignazio Senatore
Pupi Avati al Napoli Film Festival
Ignazio Senatore Intervista...
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Oggi il “Napoli Film Festival”, diretto da Mario Violini, omaggia con il premio alla carriera, Pupi Avati, uno dei “grandi vecchi” del cinema italiano. Prima della proiezione del suo ultimo film “Il signor Diavolo”, al Cinema Vittoria (ore 21.15), il regista bolognese parteciperà all’incontro con il pubblico condotto da Marco Lombardi.

E’ vero che Boldi, dopo aver interpretato tanti cine-panettoni, voleva cimentarsi un ruolo drammatico e che Aurelio De Laurentiis, per accontentarlo, le chiese di scrivere per lui un film?

“Per Boldi scrissi “Festival”. Con Aurelio ho lavorato tanti anni assieme, mi ha prodotto sette film, ed è smisurato l’amore che nutre per il cinema. Credo però che l’amore per il calcio abbia sostituito quello per il cinema e questo spiega perché produce ormai solo un film l’anno.

Nella sua lunga carriera ha diretto, tra gli altri, due attori napoletani; Nino D’Angelo nel 2002 ne “Il cuore altrove” e Silvio Orlando nel  2008  ne “Il papà di Giovanna”.

“Nino aveva un ruolo di comprimario, interpretava un barbiere e le sequenze nella quali compare sono le più riuscite del film. Con Nerì Marcorè, che debuttava come protagonista di un film, aveva formato una bella coppia. Era molto spiritoso. Silvio aveva tutto il film sulle spalle e fu premiato meritatamente a Venezia con la Coppa Volpi come  migliore attore. In verità il suo ruolo lo doveva interpretare Diego Abatantuono che, avendo saputo che nel film c’era un altro attore con cui non voleva lavorare, rifiutò la parte. Il film era ambientato in una Bologna degli anni Trenta e Quaranta, la fotografia era di un bianco e nero desaturato. Con Silvio siamo rimasti amici e mi ha riempito di gioia sapere che ha dichiarato che il rapporto che ha avuto con me sul set non l’ha più trovato altrove.”

Sua moglie è salernitana e sua suocera napoletana. Viene, quindi, spesso a Napoli. Che idea ha della città?

“Napoli è una città che sposa tradizione e modernità. Entro in un cortile e mi ritrovo nell’Italia della mia infanzia. Qui da voi resistono la banda, le processioni. E’ il segno di un’Italia vera, che al Nord è stata dimenticata. Troppe volte i registi hanno rappresentato Napoli come negatività e non per i suoi aspetti positivi. I malavitosi rappresentati al cinema sono fortemente seducenti per le nuove generazioni che sono spinti ad imitarli. In verità, a pensarci bene, mi sono innamorato di Napoli attraverso i romanzi di Raffaele La Capria ma soprattutto grazie a “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese.”

Allora perché non trarne un film dal capolavoro della scrittrice?

“Non mi permetterei mai di fare un film su Napoli. Vico a Roma da cinquant’anni e non ho mai girato un film nella capitale. Io devo raccontare le mie radici.”

E vero che non fa più provini e che gli attori e le attrici li sceglie dopo aver chiacchierato a lungo con loro di cinema e della vita?

“Credo sia il modo migliore per sapere se potrà interpretare il personaggio, se c’è sintonia e un certo tipo di curiosità che ci permetterà di stare insieme sul set per settimane. Col tempo ho compreso che gli attori migliori non sono quelli che provengono da una scuola di recitazione, ma quelli che per le sofferenze vissute sono poi diventati più sensibili.

Ha esordio al cinema nel’68 con il film “Balsamus, l’uomo di Satana” e il suo ultimo film parla del diavolo. Ma lei veramente crede che esista?

“Chiamiamolo come vogliamo, ma una cosa è certa, il Male esiste. Sono un cattolico che vuole che Dio esista. Voi vi rivolgete a San Gennaro, io a Dio.“

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno – 26.9. 2019

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